— È bello: uno simile, lo potreste vendere.

Tacevano. Imbruniva. Le loro persone si abbandonavano, stanche, abbattute, nelle vesti nere. Il volto molto bianco, di un bianco di cera, di suor Francesca delle Sette Parole si distingueva, nelle prime penombre: quello bruno e sottile di suor Giovanna si riempiva di ombre.

— Voi passate le giornate, qui, suor Giovanna?

— Sì; dirimpetto, vedete, abitano persone silenziose e solinghe, che non ho mai viste, che non schiudono mai le finestre, nè i balconi. Nessuno mi osserva: io non osservo nessuno. E mi sembra, talvolta, di esser ritornata a suor Orsola....

— Oh, suor Orsola era un'altra cosa, — mormorò suor Francesca delle Sette Parole. — Niente vi somiglia, sorella mia. Quanti anni ci siamo state, quanti!

— Troppo pochi!

— Sono fuggiti come un giorno. Mi pare di aver sognato; penso che ho sognato. Vi rammentate di suor Clemenza della Spine, quella piccola?

— Sì, povera suor Clemenza, mi ricordo! Come era divota delle anime del Purgatorio! Ed era così brava nel fare i letti, tutte quante la pregavano, perchè rifacesse loro il letto! Che ne sarà stato?

— Chi lo sa! Anche suor Gertrude delle Cinque Piaghe era buona, non è vero? Un po' superba, forse, della sua nascita: ma era un piccolo difetto. Se ne pentiva, poi si batteva il petto, mi ricordo. Certe notti, per questo peccato di superbia, si batteva con la disciplina. Che ne sarà avvenuto?

— Chi lo sa! Tutte le suore mi erano care, ma suor Veronica del Calvario mi sembrava una santa....