Un silenzio seguì. Donna Costanza guardò bene suor Giovanna della Croce e nello scarno viso della monaca, su cui l'aggravarsi degli anni, i patimenti morali e anche quelli fisici avevano segnato dei solchi anche più profondi, in quel volto che si affilava, in quelle palpebre bluastre che si abbassavano sugli occhi, su quella fronte dove erano segnate le rughe, sempre più marcate del doloroso stupore, le parve vedersi diffondere un rossore.

— Suor Giovanna, perchè non dite la verità? A chi la volete nascondere? Di chi vi vergognate? Non sono io povera, come voi? Voi non avete comprato il latte, perchè non avevate soldi, — concluse, con voce irritata, ma affettuosa, donna Costanza.

— .... già, — mormorò la povera monaca. — Qualche soldo l'ho ancora. Ma se voglio vivere sino ai ventisette del mese, debbo far molta economia.

— Cioè, volete restar digiuna? Allora, fate una economia completa, andatevene all'altro mondo.

— Dio volesse! — sospirò suor Giovanna della Croce.

Come mutata, come mutata! La sua persona alta si era curvata, nelle spalle, in segno di caducità servile; le mani brune e lunghe si erano disseccate e vi apparivano molto turgide le vene violacee, e, talvolta, un lieve tremore le agitava, queste mani. Anche i suoi panni di monaca avevano sentito il tempo che era passato: la sua tonaca nera aveva, nelle sue pieghe, i riflessi verdastri della stoffa nera che si scolorisce; per non consumare il suo grande mantello nero, l'emblema più espressivo della sua dignità di Sepolta Viva, non lo indossava che per uscire, e intanto, mentre il manto era sospeso a un appiccapanni, contro il muro, le pareva sempre di aver freddo, di non esser completamente vestita: le sue candide bende, il suo candido goletto, non avendone ella che tre da cambiarne, troppo spesso lavati e in casa, con acqua e sapone, non avevano più il biancore immacolato, non reggevano l'insaldatura, erano giallastri, flosci, non assestavano. Il cappuccio nero, rigettato sulle spalle, pendeva, anche tutto sciupato, arrotolandosi agli orli, sfrangiandosi. Invano, le industri mani di suor Giovanna avevano cercato di riparare a questa crescente decadenza dei suoi panni: li portava da troppi anni e non li aveva potuti rinnovare e li vedeva deperire tristemente intorno a sè, disperdendosi così gli ultimi segni della sua vita monacale. Come mutata, come mutata!

Zi monaca, voi dovete decidervi a fare qualche cosa, — rispose bruscamente donna Costanza. — Come volete tirare avanti, in questo modo?

— Decidere a che?

— Cercare di guadagnare qualche lira. Con quarantuna lire al mese, vi è impossibile di vivere.

— Lo so, — rispose la monaca, malinconicamente. — Non sono neanche quarantuna, sono trentotto e mezzo con la ritenuta della ricchezza mobile.