— E perchè non glielo portate, questo merletto, alla signorina del secondo piano?

Suor Giovanna guardò la sua padrona di casa, esitando; e abbassò la testa, senza rispondere.

— Vi vergognate del vostro bisogno? O vi fate scrupolo di andare da quella ragazza?

— .... per le due cose, — balbettò la vecchia suora.

— In quanto alla vergogna, smettetela. Tutti siamo poveri. Lo sapete come stentiamo, mio figlio ed io, con la borsa che gli fa la provincia di Salerno, per studiare medicina. Se non fossi venuta io, qua, non avrebbe mai potuto vivere, povero figlio mio! Io fo la spesa, cucino, pulisco la casa, lavo, stiro, dalla mattina alla sera: se no, quelle poche lire, come basterebbero? E non mi vergognerei, se dovessi portare in giro dei merletti da vendere!

— Avete ragione: questa vergogna è atto di superbia, — mormorò la suora. — Ma il denaro di quella ragazza....

— Forse, non avete torto. Ma che ci volete fare? A ogni peccato misericordia! Cristo non ha perdonato alla Maddalena? E voi, non le volete perdonare?

— Oh, io sono una umile cristiana, niente altro, non posso giudicare nessuno, tutti abbiamo peccato. Gli è che quel denaro, quel denaro....

— Eh, alla fine, quella vive con un giovane, come se fosse sua moglie, non riceve nessuno, non esce, fa una vita di schiava, infelice! Io la compatisco, che credete? Sulle prime mi seccavo per Errico, mio figlio, che vi fosse questa bella giovane, questa tentazione, nel palazzo! Ebbene, il mio ragazzo fa una vita così di studio e quella così di reclusa, che non si saranno mai incontrati. Andateci, andateci. Se no, come fate? Quante lire avete, per finire il mese?

— Quattro, — disse angosciosamente suor Giovanna.