— Che ne sapete voi, sorella mia? Voi siete monaca.

Seguì un silenzio.

— E Gaetano che fa? — riprese la malata, sempre un po' inquieta.

— Vostro marito ha trasportato le sue carte di ufficio nella stanza da pranzo.

— Poveretto, poveretto! — mormorò Maria Laterza, agitandosi.

— Calmatevi, calmatevi, sorella mia: non dovete parlare tanto, non dovete muovervi tanto.

La malata s'immobilizzò, chiuse gli occhi: ma la sua fine e gentile fisonomia restò turbata da un'espressione penosa. Parve che si addormentasse, giacchè non si mosse per un'ora, con un respiro leggerissimo, ma regolare.

Anche suor Giovanna della Croce aveva un po' di sonno, malgrado avesse preso una forte tazza di caffè per tenersi sveglia. Per non lasciarsi vincere dalla stanchezza e da quel torpore, cercava di rammentarsi tutte le orazioni che conosceva, specie quelle alle anime del Purgatorio, che sono proteggitrici tenere di tutte le persone malate. Sonnecchiava, quando la malata la chiamò sottovoce: suor Giovanna si riscosse subito, già avvezza, da due notti, a quel dormiveglia, in cui il pensiero della vigilanza non lascia mai addormentare completamente.

— Sorella mia?

— Che volete?