— Non uno è scampato, non uno, in questo palazzo! — balbettò, sgomenta, suor Giovanna della Croce.
— Non uno! Ah, che il mio Errico non aveva fatto nulla di male, per essere così punito, e io, io che non ho avuto bene, per lui? Questa ragazza, di sopra, Concettina Guadagno, non voleva salvarsi, forse, non viveva del pentimento dei suoi antichi peccati? E la povera donna Maria Laterza, così tenera, così cara, che non vedrà più nè suo marito, nè il suo bimbo, che aveva fatto, se non maritarsi, se non vivere come Dio comanda? E quello sventurato che si è ucciso, al quarto piano, non era un galantuomo, un magistrato? Ah zi monaca, suor Giovanna della Croce, la religione è una bella cosa, è una grande cosa, ma il Signore ci ha troppo castigati!
— Dio sa quello che fa, — mormorò la monaca.
— Ah voi parlate così, perchè siete monaca; perchè non avete mai nè voluto bene a nessuno, nè desiderato niente; perchè non vi siete maritata e perchè non avete avuto figli; perchè non avete sofferto nella carne e nel cuore, zi monaca, perciò parlate!
— Forse, — soggiunse suor Giovanna della Croce, umilmente, — forse! Ma Dio sa!
— Dite questo, perchè il Signore vi ha risparmiata, in mezzo a tante disgrazie, — esclamò duramente la salernitana.
— No, non mi ha risparmiata, — la monaca rispose, levando la testa, mostrando un viso scialbo e triste sino alla morte. — Anche io ho portato una triste notizia a casa.
— E che notizia? — replicò l'altra, scossa, cominciando a intendere.
— Non importa, non importa, — soggiunse suor Giovanna.
— Dite che è, ditelo! Non vi ho detto tutto, io? Voglio sapere.