La donna, per attraversare quelle due stanze, per recarsi alla terza ove si trovava il letto che le era destinato, insieme a due altri ospiti femminili, parve che avesse ritrovato un vigore che le mancava. Mentre per Via Porto, per le scale, aveva un'andatura lentissima, fermandosi a ogni passo, invece passando per quelle due stanze abitate da otto uomini dormienti, ella quasi quasi corse, rigida, fra le due file di letti, senza voltare la testa nè a dritta nè a sinistra. E malgrado che ella tentasse camminare leggermente, per non fare accorgere nessuno del suo passaggio, qualcuno si svegliò, si udirono scricchiolare gli assi di uno o due letti, sotto i pesanti corpi che si rivoltavano; uno di questi uomini, forse quello giovane, che aveva salutato la donna nella scala e che essendo giunto da poco, coricato da poco, non aveva ancora preso sonno, si levò in mezzo al letto.

La donna si precipitò sulla porta della terza stanza che era chiusa con la sola maniglia e sparve lì dentro, affannando pel cammino fatto, o, forse, per altro.

Nulla di diverso aveva questa terza stanza, ove entravano e dimoravano solo donne, dalle altre due ove dormivano gli uomini. Vi erano i soliti quattro letti, con le sedie accanto, ove erano deposte le povere vesti delle dormienti: lo stesso lumicino vi dava un po' di luce. Donna Carminella non avrebbe, certo, fatto questo consumo inutile di olio puzzolente, se la Questura non l'avesse obbligata, con continue minaccie, a tenere dei lumi nelle diverse camere. Solamente, sui quattro letti, vi erano delle immagini sacre, di carta, attaccate con la colla al muro, una Madonna Addolorata, un Sant'Antonio, un San Gaetano: una immaginetta delle anime del Purgatorio era fermata a mala pena, con gli spilli, sul muro. In un letto dormiva Fortunata, detta la butterata, la serva, il cui marito era andato all'ospedale ed ella non aveva più potuto pagare la pigione di un basso. Fortunatina teneva abbracciata, nel letto, per stare meglio, la sua figliuola più piccola, una bimba di tre anni, e la più grande, di cinque anni; dormiva in contrario, con la testa verso i piedi del letto. Raggricchiate, strettissime, esse non potevano muovere un piede nè una mano, senza far cadere una delle altre persone, o senza pericolo di cadere esse stesse. Ogni tanto, da quel giaciglio un sospiro di donna veniva fuori: era la povera madre che non poteva distendere le sue membra, abbattute dal diurno lavoro servile; e un balbettìo lamentoso infantile: era una delle due figliuolette che chiedeva qualche cosa, nel sonno, nel dormiveglia, che si lagnava, sovra tutto, di non potersi muovere. Nel secondo letto occupato, un'altra forma umana femminile si distendeva, ma non giaceva come le altre. Al chiarore incerto si vedeva che l'abitatrice di quel letto aveva sollevato contro il muro il suo origliere e vi aveva appoggiate le spalle e la testa. Guardando bene, fra la penombra, abituandosi a quella poca luce, si scorgeva che la giovane di cui aveva parlato donna Carminella, stava su e non dormiva, con un paio di occhi spalancati.

Rincantucciandosi dietro il terzo letto, che era vuoto, la donna cominciò a spogliarsi, senza fare alcun rumore. Fra i letti delle donne non era distesa nessuna tela, per separarli, come se il pudore, fra donna e donna, non esistesse. La donna deponeva i panni, man mano, sulla unica sedia, presso il letto: e infine vi si appoggiò un poco, come se pregasse. E, in quel momento, dal letto ove stava colei che aveva dichiarato chiamarsi Maddalena Sgueglia alla padrona della locanda, venne un secco, continuo, crescente rumore di tosse. Fra un urto e l'altro, si udiva un sospiro fischiante di colei che tossiva e, in un più lungo intervallo, un gemito:

— Oh Madonna mia!

A quel rumore fastidioso e continuato, la serva Fortunata si mosse nel suo letto, le due bimbe si svegliarono anch'esse, spingendosi, dandosi dei calci, disputandosi, infine, quel pochissimo posto che avevano.

— Zitto, zitto, — mormorava la madre, fra il sonno, stringendosene una al petto, cercando l'altra, con la mano, per farla quietare.

La giovane, più lentamente, più straccamente, seguitava a tossire, con la voce roca e bassa, con uno stridìo del fiato fra i denti: e qualche lamento, ancora, le usciva dal petto, insieme con la invocazione alla Vergine. Poi, quando l'accesso fu calmato, ella dette proprio in un grido di dolore.

— Che avete? Che vi sentite? — chiese, dal suo letto, ove si era messa sotto le pesanti coltri, la donna giunta l'ultima.

— Ah, io sono malata! sono malata! — gemette la giovane, battendo la testa sull'origliere, convulsamente.