— E statevi tranquilla, allora: se no, è peggio, — soggiunse la donna, vedendo che quella continuava ad agitarsi nel suo letto.

— A che serve? A che serve? Tanto, non dormo più la notte. Mi corico per coricarmi. Appena sento il calore del letto, mi viene la tosse, questa brutta tosse e non dormo, non dormo più.

Parlava piano, Maddalena Sgueglia, perchè le mancava il fiato e perchè temeva di risvegliare la povera serva che si ravvoltolava nel letto, con le due figliuolette: e molto piano le rispondeva la donna, venuta in ultimo.

— L'avete da molto tempo, questa tosse? — chiese alla giovane, con un senso di pietà.

— Da sei mesi e più. Non mi dà pace. Con questa tosse, io me ne moro.

— Speriamo di no, speriamo di no, — soggiunse pietosamente l'ignota.

— E non è meglio? Non è meglio che io muoia? Che ci campo, io, su questo mondo? Che ci resto a fare, io?

— La volontà di Dio, la volontà di Dio!

Maddalena Sgueglia si chinò a guardare bene colei che le consigliava l'obbedienza. Ma non arrivò a scorgere che un poco del viso, la parte alta, di colei che le parlava: non vide che delle rughe profonde, scavate in una pelle giallastra: il resto della testa scompariva in qualche cosa di nero, un fazzoletto, forse, che la ignota aveva tenuto sul capo, per ripararsi dal freddo.

— Eh, proprio di me, si deve occupare il Padre Eterno? Io sono una miserabile, che campo di nascosto dalla sua volontà!