Qui un altro accesso di tosse secca, irritata, irritante, scosse il petto della giovane; e fu più lungo dell'altro. La ignota guardava, ascoltava, senza dir nulla.
— Mammà, mammà, la tosse di questa giovane non mi fa dormire, — si mise a singhiozzare una delle bimbe di Fortunatina.
— Ficcati sotto le lenzuola, turati le orecchie, dormirai, — borbottò, sempre piena di sonno, la madre.
— La sento, la sento sempre. Dille che si stia zitta, dille che lasci dormire la gente, — gridò la bimba.
— Hai ragione, hai ragione, creatura mia, — rispose la malata. — Pure il sonno a quest'anima di Dio, mi toccava di togliere! Ah che castigo, che castigo!
E un sospiro straziante le uscì dal petto.
— Non ti puoi stare zitta? — domandò la bimba dal letto, donde levava la piccola testa, con gli occhioni spalancati. — Perchè non vai da un medico? Quello ti ordina una cartina e tu ti guarisci.
— Sono andata dal medico, quando aveva denari. Mi ha ordinato la cartina: l'ho presa e non mi ha fatto niente.
— E perchè non hai preso le altre cartine?
— Perchè non avevo denari.