— Che è successo? — domandò Fortunatina, la serva, levandosi sul letto, con la figliuola più piccola attaccata al collo. L'altra si era già levata dai piedi del letto e si guardava intorno.

— Ci vuole pazienza, ci vuole.... sono disgrazie.... — balbettò ancora donna Carminella.

— Che disgrazie? Che disgrazie? — chiese, tutta tremante, la donna, l'ultima arrivata, dal suo letto.

E quando vide che tutte erano sveglie, l'enorme donna pronunziò la frase spaventosa:

— Vi è la polizia.

Maddalena Sgueglia dette in un grido stridulo e si nascose la faccia fra le mani; Fortunata si mise a piangere, tirandosi le due figliuole accanto; l'altra donna non parlava, ma si udivano battere i suoi denti dal terrore.

— Ma perchè fate questo? — esclamò donna Carminella. — Perchè strillate? Perchè piangete? Che vi può accadere? Che vi può fare, la polizia?

— Madonna mia, Madonna mia! — seguitava a gridare Maddalena.

— Pure questo, pure questo! — esclamava, fra le lacrime, Fortunata, la povera serva.

L'altra, la terza donna, allibita, certo, non proferiva verbo, ma si comprendeva che il suo terrore doveva essere più grande di quello delle altre.