Egli non rispose; e al lume della luna ella dovette vederlo così tramutato di volto che di nuovo ella disse:
‟Ditemi che avete, Joanna; quando si ha qualche cosa, è meglio dirla.”
‟Ho una cambiale di mille lire da pagare, domani.”
‟E non avete i quattrini?”
‟No,” e un singulto ruppe il petto del poeta.
‟Non importa, non importa,” mormorò ella carezzevolmente, ‟le cambiali non pagate sono protestate.”
Nella notte, innanzi a Chérie, nel biancore lunare, il poeta piangeva.
IV.
IL QUARTO D'ORA DI RABELAIS.
L'ultimo redattore se ne andò, sbattendosi dietro l'ultima vetrata dell'ufficio, saltando a due a due gli scalini. Riccardo Joanna restò solo nella stanza piena di fumo, ove ancora c'era una penombra del giorno, ove già il gas asfissiante ardeva. Il bel Riccardo, affranto da quella fatica divorante che da tre mesi gli rompeva, gli macinava, gli stritolava la vita, non si mosse dalla scrivania sulla quale i giornali sforbiciati e i frammenti di carta scombiccherati stavano in confusione come gli avanzi d'una battaglia dopo il combattimento. Steso nella poltrona di reps giallo e rosso, a strisce, il virginia fra i denti, i capelli anch'essi confusi come tutto il resto della sua esistenza, si riposava nella stanchezza profonda del suo cervello, si ubbriacava dell'amarezza immortale della sua anima.