‟Può essere,” disse Joanna col suo risolino convulso.
Bagatti restò interdetto, colpito dalle parole che gli erano uscite di bocca involontariamente, e dalla faccia di Riccardo, gelata rabbrividente. E per reazione, la sua retorica rigurgitò di nuovo, prepotente, soffocante, stordente:
‟Tu dovevi schiacciare i rettili sotto l'impeto della tua gioventù, tu dovevi montare sul destriero della tua prosa fiammante, e buttarti in mezzo al cozzo delle passioni giornalistiche, implacabile, flagellante, schiacciante, per Dio! Tu hai disprezzato il lavorío sordo e sotterraneo dei vili insetti che ti circondavano, e questi t'hanno scavato la mina. Hai voluto essere olimpico, hai voluto essere un Dio; ma gli Dei se ne vanno, per Dio!”
‟Gli Dei sono immortali,” disse Joanna, ‟tu sei sempre la stessa bestia.”
Bagatti rise clamorosamente, sonò il campanello, chiamando il gerente, che gli portasse un bicchiere d'acqua. Frati diede a Joanna un rotoletto di carta.
‟Due cartelle e mezzo!” disse Riccardo togliendo la fascia è svolgendolo; ‟sempre lo stesso, Brancacci.”
E cominciò a leggere l'articolo.
‟Che dicevate?” domandò Frati a Bagatti, piano.
‟Lasciami stare: sono un asino. Ma ti giuro che è tranquillo, che non pensa ad ammazzarsi: ce ne potremo andare a letto presto, sicuri.”
Pure, il tragico presentimento perdurava in tutti. Joanna, guardando in faccia i suoi amici, aveva quel risolino nervoso che pareva rassicurante, ed era invece un'ipocrisia: nascondeva, l'infelice, sotto quel riso, la convulsione de' suoi nervi, vi sfogava un tremito di tetano che gli s'era messo alle mascelle, e che percorreva tutto il suo corpo, squassandone ogni atomo sensibile, richiamandogli una intensa e dolorosa vibrazione della vita. E un terrore bizzarro, a tratti, lo assaliva: il sospetto che tutti gli leggessero negli occhi il proponimento fatale, incrollabile; che tutti s'avvedessero dello stromento di morte ch'egli si teneva in tasca, e che faceva una rigonfiatura, sul calzone scuro. E leggendo, ogni tanto alzava lo sguardo furtivamente.