Malgagno seguitava a battere con un dito sopra un tasto, a caso, stonatamente; Stresa leggeva un giornale, bevendo a tratti un sorso di kummel, Bagatti e Frati stavano seduti accanto, sopra un canapè, e parlottavano a bassa voce. ‟Tieni queste cartelle, serbale,” disse Joanna a quest'ultimo, ‟è un buon articolo: lo metterai domani, se vengono le altre cartelle. Non scordarti di mandargli i denari, a Brancacci, o di telegrafargli, domani.”
‟Che articolo è?” domandò Stresa.
‟Un articolo sul Lohengrin,” disse Joanna.
‟E quando, mio Dio, non si scriveranno più articoli sul Lohengrin e in favore di Depretis? Quando potrò avere la suprema consolazione di veder fischiati Wagner e Depretis, questi due immortali, questi due grandi impostori?” gridò Bagatti.
La porta a vetri si spalancò di nuovo, e si richiuse con fracasso.
‟Chi è?” domandò Malgagno.
‟Ciao, cane!” disse Bagatti.
‟Buona sera, porci!” rispose Bertarelli entrando, con le mani nelle maniche come un frate, col collo e la barba irsuta nascosti nelle spalle, con gli occhiali scintillanti alla luce del gas. E andò a sedere vicino a Stresa.
‟Sapete che si dice per Roma?” disse quell'uomo funebre, che aveva il pettegolezzo malinconico e la malignità iettatoria.
‟Che cosa?” domandò Joanna.