‟Sei pazzo?” urlò piano Stresa, furioso. ‟Io avvertirei la Questura.”
‟Non lo abbandoniamo. Stiamo con lui tutta la notte,” disse Frati: ‟domattina lo accompagneremo alla stazione. Vedremo. Forse si calmerà.”
Joanna, fatalmente, tornò alla scrivania, al trono che stava per mutarsi in catafalco. La piccola scrivania di falso mogano, tutta scarabocchiata di pupazzetti, tutta istoriata di nomi, di leggende scritte fra una cartella e l'altra, era già, dopo tre mesi, un monumento di lavoro, di dolore, di collera. Guardò la busta gialla, sotto il timbro, la sua condanna. La stanchezza cresceva.
Di là, tutti i suoi amici, radunati insieme, cercavano il modo d'impedire la sua catastrofe, preconizzata da lui, auspicata da lui, annunziata da lui. Lentamente, senza spiegazioni, naturalmente, s'erano reciprocamente intesi. La posizione era imbarazzante. Come fare a sottrarsi? Ammazzarsi in quel momento, mentre essi erano tutti di là, con un colpo solo, d'un tratto?
Di nuovo, il fracasso della porta aperta empì le stanze silenziose. Era il proto. Prese le cartelle della cronaca, si fermò per vedere se Joanna aveva null'altro da dargli. Riccardo, macchinalmente tese la busta gialla. Ma come la vide in mano al proto, un fuoco gl'investì il cervello, le tempie gli batterono furiosamente.
‟Dammi quella lettera. Non c'è altro, per ora: verso l'alba, forse, si manderanno poche righe.”
Il proto se ne andò. Joanna restò con la lettera in mano, un tremito convulso lo facea vibrar tutto, era gelato. Pensò alle parole di suo padre, le ultime: ‟Vedi come si muore!” Un abbattimento lo accasciò, si sentì spezzato, in tutte le molle; e con la penna, che aveva presa, macchinalmente, trasognato, scarabocchiò delle parole incoerenti.
All'alba, alla stazione, tutti i redattori dell'Uomo che ride, tetri, pieni di sinistri presentimenti, non osando più lottare contro la fatalità inevitabile, aspettarono che il treno di Firenze partisse. Non partiva nessuno quella mattina, fredda, funebre, lacrimevole. Joanna era una massa inerte. Bianco, con gli occhi rossi, la faccia contratta. Era un uomo morto. Baciò i suoi amici, lungamente, convulsamente, non nascondendo più il pianto. Li guardò dallo sportello, accasciati, distrutti anch'essi da quella tragica avventura che li aveva tutti trascinati. Gli era caduto il cappello, salendo nel vagone: i suoi bei capelli erano tutto un tumulto.
Non seppe parlare stendendo a Frati la busta gialla che aveva portata seco.
Frati, prendendola, non seppe dir nulla. Tutto era inutile, tutto. Solamente, quando il treno se ne andò, battendo, sbuffando, nella tragica alba romana, quelli che restavano alzarono le braccia a più riprese, agitandole. Joanna si buttò dentro, scomparve. Uscirono dalla stazione come morti. E allora Frati stracciò la busta d'un colpo; lesse: una stupefazione, una collera, uno sdegno gli sconvolsero il volto. Passò la carta al vicino. Se la passarono tutti: lo stesso stupore furioso, in tutti.