‟Voi sapete qualche cosa, Joanna, se tenete tanto al vostro giornale. Il ministero ha preparata qualche altra burletta, per avere la maggioranza?”
‟Non so nulla.”
‟Ditelo, ve ne prego.”
‟Siete un avversario, non posso dirvi nulla,” e rideva, rideva.
‟Siate leale via, ditemi che vi è.”
‟Adesso la facciamo noi la burletta, Bolognesi.”
‟Addio, amico.”
‟Addio, nemico.”
Joanna restò un po' preoccupato; malgrado il suo disinvolto cinismo, era grande il suo desiderio di vendere il Tempo. Il suo giornale gli dava, in grande, i fastidi dei piccoli giornali e le stanchezze da qualche tempo lo assalivano, più lunghe, più invincibili. Molti e di cifre rispettabilmente rotonde erano i debiti del Tempo, e un impiegato di fiducia, un ragioniere, li amministrava, pagando gli interessi, rinnovando le cambiali, diminuendone la cifra, ma di poco, sicchè gl'interessi mangiavano la metà dei guadagni del Tempo. E siccome i mesi passavano, ogni tanto, malgrado la crescente prosperità del giornale, un presentimento di male gli veniva, temeva che la vendita diminuisse a un tratto, o lentamente, per una qualche causa misteriosa o palese: ed esausto, avendo dietro di sè venti anni di giornalismo corrodente, dove s'era consumato tutto il suo vigore, temeva, temeva la mala fortuna. Un grande desiderio di pace, dopo tanta lotta, si manifestava attraverso l'ambizione del giornalista. Venduto il Tempo, pagati i debiti, gli restava abbastanza, da vivere signorilmente, come un borghese filosofo, spettatore della vita. Indeciso, dominato da venti anni di abitudine fortissima, dominato da quella seduzione che è il potere e nell'istesso tempo voglioso di abdicare, uscì di casa fumando, senza scambiare neppure una parola col servitore e si fece condurre al Teatro Nazionale, alla Pilotta.
Ivi, nella penombra fioca del palcoscenico, come in fondo a un pozzo, alcune ombre si agitavano, provando una commedia nuova: e le facce erano scialbe e stanche, i vestiti neri di un nero smorto, parevano lugubri, le voci sembravano cavernose e quel muoversi strano di quelle persone, entrando nell'ombra, mettendosi nel raggio di luce che veniva dall'alto, aveva qualche cosa di spettrale, una vita di ombre nei recessi oscuri della terra. Riccardo, abituato da anni a quell'ambiente, avendo vissuto su tutti i palcoscenici e conosciuto tutti i comici, si appoggiò a una quinta, senza interrompere, seguendo il movimento della commedia. Ma gli occhi vivissimi della prima donna lo avevano scoperto e scintillavano nella penombra, guardandolo: e recitando, distrattamente, si voltava sempre verso lui, quasi parlandogli. A un tratto un tumulto di passi e di voci sorse, l'atto era finito, tutti passeggiavano, battevano i piedi per riscaldarseli, chiacchieravano forte, dei loro guai, dei loro interessi, delle loro infermità.