Riccardo s'inchinò, senza rispondere: e accompagnò il deputato sino alla porta. Giusto in quel momento entrava l'usciere con una lettera: era un biglietto da visita dell'onorevole Bolognetti, che diceva semplicemente aver potuto ottenere, come ultimo sacrificio, tre quarti della somma che Riccardo Joanna chiedeva. Il milione e mezzo non era dichiarato, ma era sottinteso. E subito Joanna prese un suo biglietto da visita e vi scrisse:
‟O tutto, o niente.”
In carrozza, quel giorno, a villa Borghese, dove egli si recò, — come ogni giorno vi andava, macchinalmente, simile in questo alle donne, che non possono fare a meno di un numero quotidiano di saluti e di sorrisi, — fra i tanti saluti amichevoli e indifferenti, notò sempre un senso di curiosità, come una interrogazione. Spesso entrando nei luoghi dove molta gente sta riunita, egli aveva inteso mormorare il suo nome: Joanna, Joanna, Joanna, ma in quel giorno, da tutte quelle facce, gli parve di leggere un interesse nuovo, un desiderio di sapere, mentre la sua carrozza andava a mezzo trotto.
— Domani io non sarei più nulla per costoro, — pensò fra sè.
E la rinunzia si allontanò un momento da quell'essere che conservava ancora, malgrado l'aridità, in fondo all'anima, le vanità e le debolezze della prima età. Ma il giorno cadeva rapidamente, il crepuscolo era molto freddo, egli andò via dalla villa, dietro agli altri, rabbrividendo; in quell'ora triste di Roma che affligge i cuori più secchi, che fa crollare le più ferme decisioni. Andò un minuto all'ufficio, domandò se vi era stata molta nuova richiesta, in tipografia, del giornale:
‟Sì, signor direttore.”
‟Più degli altri giorni?”
‟Come gli altri giorni.”
Non erano ancora dunque le centomila copie: da due mesi invano tentava di arrivarci. Chissà perchè un giornale aumenta! Talvolta è il resoconto di un processo, talvolta un'epidemia, una inondazione, la morte di un grand'uomo, l'arrivo di una grande cantante: e talvolta non cresce per nessuna di queste ragioni. Negli ultimi due mesi appunto non vi era stato nulla di tutto questo: i grandi uomini del tempo eran tutti morti, la stagione era buona, la salute pubblica ottima. Miracolo, se il giornale non era disceso! Per profonde cause ignote, misteriose, inaccertabili, il giornale discende, talvolta, lentamente o precipitosamente. Un nulla può far discendere il giornale, — e nella carrozza che lo portava da Spillmann, in Via Condotti, Riccardo Joanna, l'uomo indurito nell'esistenza, ebbe un fremito di paura. Meno male che ci faceva caldo in quel piccolo salotto di Spillmann, sui muri del quale vi era una esposizione di piatti giapponesi: e il direttore del Tempo si rincorò, vedendo la bella faccia calma di Marco Farina, un bel signore meridionale che non era nè deputato, nè senatore, nè industriale, nè artista, ma semplicemente un galantuomo ricco, che passava l'inverno a Roma, mangiandosi quietamente la sua rendita, godendo di tutto, amico di tutti, non discutendo mai con nessuno, dando ragione a tutti quanti. Joanna, che lo conosceva, sedette di rimpetto a lui, a quel bel signore, dalla barba bianca, che aveva in sè qualche cosa della pace serena orientale — e parlarono placidamente, mangiando, di molte cose, di teatri, di attrici, di ballerine, di politica, anche, trovandosi quasi sempre d'accordo o cedendo l'uno all'altro, cortesemente, quando non erano d'accordo. Una gran quiete ricca era in quella stanzetta chiusa al freddo e ai rumori della strada, e per Riccardo Joanna il suo commensale Marco Farina era il tipo del borghese felice, lontano da tutte le agitazioni, fuggito dalla battaglia, dilettandosi della vita, in silenzio. E alle frutta, nella naturale tenerezza della digestione che cominciava, Riccardo Joanna vide in Marco Farina tutto il suo avvenire, molti anni di pace, la vita ricca e taciturna, la rinunzia a tutti i turbamenti, a tutte le amarezze.
‟L'onorevole Bolognetti è fuori, in carrozza, che l'aspetta,” gli disse sottovoce il cameriere.