Joanna discese, nella folla, nel gran chiarore del gas. Sopra la loggia della direzione fiammeggiava la leggenda:

IL TEMPO
Centomila Copie.

E il suo desiderio grande era là, esaudito, pubblicamente, la soddisfazione del suo orgoglio avvampava, innanzi al pubblico stupefatto, il suo trionfo lo ubbriacava. Era lui, Riccardo Joanna, che aveva fatto quel miracolo, era quella la sera della sua apoteosi.

‟Centomila copie,” disse il suo vicino di destra, ‟credevo tirasse molto di più!”

‟Centomila copie,” disse il vicino di sinistra, ‟chissà se è vero!”

E innanzi a queste due frasi, che davano la misura della inanità dei trionfi giornalistici, Riccardo Joanna, deluso, provava un'amarezza profonda, un profondo rimpianto.

VI.
UNA CATASTROFE.

Agabito entrò senza bussare e richiuse la porta. Riccardo Joanna non si mosse, non trasalì: soltanto rivolse sul servo i suoi occhi smorti, dalle palpebre un po' rosse: occhi così indifferenti, così glaciali che parea più nulla avessero a vedere, di bello o di brutto.

‟V'è un signore che cerca di lei,” disse il servo con aria fra distratta e annoiata.