‟Sarà uno dei soliti.... seccatori,” mormorò Riccardo con la sua stracchissima voce.
‟No, no, non cerca denaro: io non lo conosco,” ribattè il servo crollando il capo.
‟Allora sarà un usciere,” disse Riccardo.
‟È troppo giovane.”
‟Oh ve ne sono dei giovanissimi,” mormorò Riccardo con una convinzione profonda.
‟No, non è un usciere: è un signore.”
‟Basta: entri pure,” disse il giornalista chinando il capo sullo scrittoio e rimettendosi a scrivere.
Un giovanotto, bruno e snello, entrò. Era vestito correttamente di nero, con un solino lucidissimo; era inguantato e stringeva fra le dita una mazzettina sottile. A metà della stanzetta nuda, senza tappeto, esitò, si fermò.
‟Venga, venga,” disse Riccardo Joanna con la sua cortesia un po' altera e senza levare il capo dal lavoro, ‟si accomodi: trovi una sedia: scusi, ma siamo di trasloco, siamo venuti ieri qui....”
‟Disturbo?” chiese timidamente il giovane.