‟La sua colazione di ieri, il caffè e la birra sono quattro lire.”
‟E poi!”
‟Venti centesimi, un francobollo pel sor Rinaldo, il redattore capo.”
‟Bene: andate.”
Antonio Amati non aveva ascoltato, tutto assorbito nel suo dispiacere di non venir accettato al Tempo, giornale così diffuso, così autorevole e così ricco. E si alzò a malincuore:
‟Le tolgo il disturbo: andrò dunque a un altro giornale....”
‟A un altro?”
‟Sissignore. Oh non mi scoraggio, io! sono ostinato, con la volontà si vince qualunque ostacolo. Farò il giro di tutti i giornali di Milano. Mi offrirò gratuitamente: vedrà che in qualche giornale mi prenderanno.”
E il bel giovanotto bruno e snello era così pieno di fiducia, di volontà, di passione, gli traluceva tanto dagli occhi il suo ardore, che Riccardo Joanna lo guardò intensamente, come se solo in quel minuto lo giudicasse. E stettero pensosi, ambidue, un minuto.
‟Resti al Tempo,” disse improvvisamente Riccardo, ‟ci resti da oggi: la inizierò al giornalismo.”