‟Ebbene, questo è un giorno solo. Quanti giorni vi sono in un anno, quanti giorni in trentacinque anni? Tanti sono passati sul mio capo e ognuno di essi mi ha ferito, ognuno di essi mi ha portato un colpo.”
‟Voi esagerate, credo,” disse timidamente Antonio Amati.
‟Non esagero. Sono duro, sono incallito, io, non mi lagno neppure più. Parlo per voi.”
‟Pure, vi sono grandi soddisfazioni.”
‟Sì, sì. L'amore, per esempio. Le attrici, le cantanti, le ballerine, vi amano. In molte, poverette, è paura dell'articolo sfavorevole, è il timore della critica che le critica: in molte, è un altro lato della debolezza femminile, è il bisogno di appoggio, è la necessità di un bravo, di un camorrista che le difenda: e in altre è l'attrazione per una vita egualmente vagabonda, egualmente randagia, alla giornata, pranzando alla trattoria, dormendo in albergo o in camera mobiliata. Povere donne! Alle volte, ci amano veramente: e veramente noi le amiamo: ma la loro povertà le trascina altrove, la nostra miseria ci inchioda qui e il sogno svanisce, il bell'edificio crolla, ci si divide, addio, addio! Piangono: piangiamo: alle volte ci è un figliuolo....”
‟Avete avuto un figliuolo, voi?”
‟Sì: ed è morto presso la nutrice, dove la madre aveva dovuto lasciarlo. La madre è morta di febbre gialla a Rio Janeiro,” disse seccamente Riccardo Joanna.
La stearica dette in un guizzo, stridendo, come se l'anima della povera morta fosse là presente.
‟Ma nessuno ha famiglia dei giornalisti?”
‟L'hanno. Nulla di più infelice. Famiglia: ma non si paga il padron di casa e costui vi sequestra i mobili e vi dà lo sfratto. Famiglia: ma bisogna andarsene in camere mobiliate. Famiglia: ma la serva, non pagata, v'insulta e vi abbandona. Famiglia: ma bisogna mangiare in trattoria, spendendo il doppio, mangiando malissimo. La moglie? Poverina, quando ha le scarpe, non ha il cappello; quando si fa il cappello il vestito è già consumato. Vede il marito per due ore al giorno, stanco, pallido, preoccupato, collerico e abbattuto. Non osa chiedergli nulla. Ella soffre in silenzio; egli soffre in silenzio. I bimbi nascono nella malinconia e crescono nella malinconia....”