‟Doveva essere buona vostra madre.”
‟Credo. Non l'ho mai conosciuta. È morta assai giovane.”
‟Mia madre è buona.”
‟Amatela assai, amico.”
Un silenzio di tenerezza si fece fra loro. Il sigaro di Riccardo si era smorzato: egli non lo riaccese.
‟Grandi soddisfazioni dà il giornalismo! È vero. Potete incrudelire col vostro più gran nemico, e voltare e rivoltare la freccia nella ferita che gli fate. E voi passate un'ora deliziosa, ogni tanto, tenendo alla punta della vostra penna il cuore palpitante della persona che detestate! Ma oggi a uno, domani a un altro: questa volta ve la prendete con un partito, un'altra volta con un'associazione, quest'altra con un gruppo; la schiera dei vostri nemici cresce, si moltiplica, diventa una legione. Voi sentite l'ostilità e aumentate di audacia; ma viene, viene l'ora nera in cui vi vedete solo, sventurato, senza forza, senza coraggio; viene l'ora nera in cui questa legione vi circonda, così fitta, così salda, così minacciosa, che voi chinate il capo e desiderate ardentemente la morte. E quel tormento che avete dato con tanta raffinatezza, lo soffrite voi, lo scontate a oncia a oncia, voi pagate la penitenza del vostro peccato di superbia, dolorando nella superbia: poichè la giustizia che regge il mondo è saggia e profonda. La punizione colpisce dove si è peccato. Sono così vecchio, io, e così solo, così infelice, così caduto, così vinto! Ebbene, i miei nemici non mi hanno perdonato, non mi perdoneranno mai.”
‟Eppure,” osservò Antonio Amati, ‟si trovano anche degli amici, col giornalismo.”
‟Già. Dite bene. Ma è più facile dispiacere che piacere; ma dieci servizi che rendete, non valgono un male che fate; ma la più grossa misura di lode equivale appena a una piccola misura di biasimo. Le amicizie cogli uomini politici? Schiavo dovete essere, non amico: non dovete aver bocca che per laudare: non dovete chiedere e tutto dovete dare: vi è impedito il giudizio, il consiglio, l'avvertimento. Le amicizie degli uomini di affari? Durano quanto il loro affare. Le amicizie dei partiti? Non sono cose umane, sono formole impersonali: il partito è un ente, l'ente non ha viscere, l'ente non ha cuore, l'ente non può avere amore e gratitudine. Avete visto che mi ha fatto, oggi, Sua Eccellenza il principe? Sapeva di dover partire, oggi, alle cinque e venti: ha fatto dire al mio servo di ritornare alle sei. Non mi ha detto no, non mi ha respinto, non ha cercato neppure un pretesto: mi ha burlato.”
‟Che infamia!”
‟Non dite infamia. Egli aveva ragione. Noi ne abusiamo di questa presunta amicizia, noi la vogliamo sfruttare in tutti i modi. Oggi cerchiamo denaro, domani protezione, dopodomani intercessione e tutto ci pare dovuto a noi, noi tutto osiamo di pretendere! Io l'ho seccato, il principe: egli è capo-partito, ma io l'ho seccato assai.”