A Riccardo era venuto in mente che qualcuno potesse mandargli del denaro, così, per una combinazione, una eredità, un dono di un ammiratore ricco, un amico che glielo confidasse per negoziarlo; la vita è un romanzo, un lungo romanzo inverosimile, pieno di donne amate e di cambiali pagate miracolosamente. Come lo avrebbe salvato un caso simile! Non poter pagare, al banco Savelli, al marito di donna Clelia, era una cosa per lui insopportabile, faceva scattare i suoi nervi. Ritto, sul marciapiedi del Corso, si lasciava passare la folla intorno, senza vederla. Alzando il capo intravide, dentro un coupé, donna Beatrice di Santaninfa; la carrozza andava lenta lenta, egli da Piazza Colonna la vide fermarsi innanzi al pasticciere Ronzi e Singer. Irresistibilmente attratto da quella seducente, provocante testa bionda, egli entrò dal pasticciere a prendere il wermouth. Vestita di nero; alta, flessibile, donna Beatrice, la bionda, dagli occhi verdi e dall'enigmatico sorriso, sceglieva le pastine, i biscotti, i puddings pel suo thè, e ne faceva fare dei pacchetti; con le mani sottili calzate di lunghi guanti di camoscio, prendeva i pasticcini ancora caldi e li mangiava gentilmente, lungamente, con una irritante espressione di voluttà sulla faccia. Riccardo Joanna, col bicchiere del wermouth in mano, senza bere, non distoglieva gli occhi di dosso a lei, la guardava con così fervida espressione di ammirazione, eravi nel suo sguardo tanto calore di vita, che la contessa arrossiva come se stesse accanto al fuoco e si muoveva nell'ambiente di quello sguardo come la salamandra fra le fiamme. Ella conosceva Joanna benissimo, sebbene nessuno glielo avesse mai presentato; sapeva bene che egli era l'articolista prediletto delle signore per quella miscela di languore e di audacia che era nella sua prosa; sapeva bene che egli era il cronista dell'eleganza femminile, il deificatore della bellezza muliebre. Ella, dunque, posava per lui: socchiudeva gli occhi di smeraldo puro, trasparente, rosicchiava le pastine, sorridendo; sulle labbra grosse e rosse vi era un orlo di zucchero finissimo, provocante; stendeva la mano regale, con un gesto vago, per indicare certi biscotti bruni; piegava un po' il corpo; beveva lentamente, con una linea di braccio alzata, da statua, con gli occhi spalancati, come dilatati nella loro verdezza, con le sopracciglia spianate, il bicchiere colmo di Porto. Riccardo era incantato; nella bottega tutta bianca di marmi entrava un raggio del sole meridiano primaverile; i camerieri andavano, venivano, premurosi, dai tavolinetti al banco, portando i piatti dei pasticcini ed i bicchieri di Malaga, di Marsala, di Xeres; nell'aria stava un odore di cose dolci, zucchero, crema, vainiglia, cioccolatte; nella fontanella del banco l'acqua scorreva, cantando; ogni tanto si udiva il fruscío dell'acqua di seltz che schiumava dal sifone nel bicchiere, — e Riccardo si lasciava andare, dolcissimamente, alla seduzione di questo ambiente che lusingava i sensi. La contessa di Santaninfa lo incantava, in quel sole caldo e mite, fra quegli odori di cose dolci, fra quei riflessi rosei di vini e di sciroppi; quella eleganza sapiente di acconciatura, la ricchezza della stoffa, l'armonia della tinta e della linea, quella bellezza bizzarra e provocante e sicura e altera, quella trionfante civetteria femminile, che più audacemente si manifesta e più attrae, realizzavano i suoi sogni di poeta adoratore della donna. Egli si abbandonava ad un languore estatico, una specie di molle beatitudine, dove la bionda contessa dagli occhi verdi di pietra preziosa gettava un'acredine di fantasia insoddisfatta. Ella uscì, scomparve qual dea. E Riccardo ebbe come un senso di freddo, come se fosse entrato in una vasta, glaciale, solitudine. E in quel freddo, in quel senso amaro di solitudine, il suo segreto tormento finanziario si risvegliò, gli dette una stretta al cuore, lo fece trasalire come la donna che sente nel seno il morso dello scirro. L'idea di far colazione solo, con quella sottile e cocente tortura interiore, gli era insopportabile; passeggiò lentamente pel Corso, cercando qualcuno che volesse mangiare con lui. Invero non aveva denaro, nè per sè nè pel suo futuro invitato, ma al Caffè del Parlamento gli facevano credito, anche per quindici giorni. Trovò Scano, il cronista, un giovanotto che scriveva delle cronache comiche, zeppe di bisticci, di meditate, profonde cretinerie, e che nella vita era di un contegno lugubre, schivava la gente, non andava nei caffè per economia o per amore di melanconia; ogni volta che lo invitavano a pranzo o a colazione, Scano rifiutava, aveva già fatta colazione, si schermiva con una resistenza, una durezza di persona timida e fiera che non vuole essere compatita.

‟Fa' colazione con me,” gli disse Joanna, ‟mi fai un favore.”

‟Ho già fatto, non posso.”

‟Non ti credo, sei un orso.”

L'altro arrossì, ma non disse nulla. Riccardo continuò a pregarlo con quella sua voce spezzata dalla stanchezza, guardandolo con quei suoi occhi pieni di una tristezza inguaribile, tanto che Scano si commosse e disse che gli avrebbe almeno tenuto compagnia per non sembrare un orso. Riccardo conservava nella faccia quell'ombra di sfinimento che molti prendevano per una posa, e mentre il cameriere del Caffè del Parlamento gli veniva spifferando la lista delle vivande, egli scoteva il capo, dicendo no, sempre:

Bove brasato, arrostino annegato, ossobuco, costola di manzo,” incominciava il cameriere.

‟Si prende un buco e ci si mette attorno un osso,” mormorò tetramente Scano, pensando a mettere questa scioccheria nella cronaca dell'indomani.

‟Non hai nulla, nulla di diverso?” chiese Joanna al cameriere.

Il cameriere fece un cenno di desolazione, come se mai vi potesse essere nulla di nuovo nella sua trattoria e in tutte le trattorie. E nella memoria dello stomaco di Joanna era così lunga la fila dei buoi brasati, degli ossobuchi, degli arrostini annegati, delle costole di manzo, che nulla poteva più farlo trasalire di desiderio, lo stomaco giaceva in una atonia donde non valse a trarlo neppure la magnifica offerta di una trota.

‟Dammi delle ostriche e del caviale,” disse Joanna, alla fine.