‟Tu sai leggere, Peppino?”

‟Sissignore: altrimenti non potrei fare il tipografo.”

‟E scrivere?”

‟Un poco.”

‟Io non so nè leggere, nè scrivere,” disse Riccardo. ‟Ma non serve, papà dice sempre che non serve.”

‟Voi non dovete fare il tipografo, signorino.”

‟No, no, io non debbo fare il tipografo,” mormorò macchinalmente il bimbo. ‟Addio, Marianna, addio.”

‟La Madonna vi accompagni,” disse la serva, ferma sulla soglia del portoncino, guardando ancora il bimbo che si arrampicava lestamente per la erta scaletta.

E Marianna Rosanía, la vigorosa contadina di Caposele, se ne andò a casa, col suo passo di bestia grossa, a lavare i piatti, mentre i ferri da stirare si arroventavano sull'altro fornello. Riccardo attraversò l'anticamera senza fermarsi, schiuse una porta, corse a una scrivania e buttò le braccia al collo del padre.

‟O papà, o piccolo papà,” ripeteva il bimbo, strofinando la sua guancia contro quella del padre.