***
Sono molti questi libri che fanno dormire? Molti? ci sarebbe da compilarne un catalogo sterminato. Ma sia per non perdere tempo, sia per non far dormire il lettore, li raggrupperemo in categorie.
Innanzi tutto mettiamo fuori concorso i libri degli autori viventi, non solo perchè il numero è purtroppo considerevole, ma anche per non venire a polemiche disgustose. Sono così attaccabriga i nostri letterati!
Prima categoria. Chi vuol dormire placidamente ricorra ai trecentisti e ai secentisti minori. Tutte quelle novelle, novellette, canzoni, canzonette, pastorali, madrigali vi fanno addormentare nel bacio degli angeli. C'è troppo zucchero in quei libri e il troppo zucchero stomaca e fa dormire.
Il Cavalca, il Passavanti si rinchiudono in argomenti religiosi e giù miracoli, leggende, visioni, parabole, ammaestramenti, precetti; voi sognate di stare in chiesa e di ascoltare una di quelle prediche, noiose e stucchevoli del vostro vecchio pievano, buon'anima.
I tre Guidi, il Gianni, il Guinicelli, Cino da Pistoia, parlano invece di amore, ma sembrano dei bambini che piagnucolano, dei malati che si lamentano. Non è un amore sentito; regolato da certe forme o da certi sentimenti di convenzione, si stempera in frasi comuni e sciupa venti versi per un'idea. In tutte queste poesie trovate lo stesso meccanismo, la stessa posa: trecce d'oro, guance di rose, denti di perle, occhi di sole. È una continua ninna nanna, patetica, melata. Le personificazioni, le allegorie, i bisticci, le rime — che si affollano in mezzo e in fine del verso — vi ballano davanti e voi dormite.
Seconda categoria. Chi vuol sognare cavalieri, dragoni, maghi, fate, castelli incantati, ricorra ai nostri poemi cavallereschi. Fortunatamente essi accennano a scomparire e nessun editore ha la pazza idea di far risorgere il Malmantile, l'Italia liberata, il Girone, l'Aquileia distrutta, l'Amadigi e tutte quelle centinaia di poemi che ammorbarono la nostra letteratura. Se togli i due Orlandi e il Morgante Maggiore, tutti gli altri, che vollero trattare con serietà della cavalleria, riescono pesanti e artificiosi. Lasciateli dormire nella libreria; se li svegliate, faranno dormire voi.
Nessuno nega che il Trissino, il Lippi, il Tursini, il Tasso (padre) tengano un posticino discreto nella letteratura; anzi voi fate di cappello a questi signori; ma con i poemi, alla larga. Ne assaggiate un pezzetto nelle antologie, nei manuali di letteratura ed è già troppo. Leggerli da capo a piedi? Per l'amor di Dio, non lo consiglio neppure ai miei nemici! Quelle ottave sembrano mattonelle: la stessa struttura, la stessa posa, la stessa chiusa. Dopo un paio di canti vi sentite come una stanchezza negli occhi, la testa vi duole e se non smettete, c'è pericolo di un'emicrania.
Si potrebbe dire; come va? questi libri formavano il diletto dei nostri padri; si leggevano nelle accademie, nelle corti dei Mecenati, nelle veglie dei popolani e non c'era mai caso che il lettore o gli uditori si addormentassero. Verissimo. Ma non sapete? I nostri maggiori, beati loro, erano tutti Paladini di Francia a tempo perduto. Non andavano in guerra contro Turchi e Saraceni, non erravano per le foreste in cerca di Dulcinee, ma in casa e a comodo facevano un po' di cavalleria con questi poemi.
Oggi non è più il tempo di cicli e di cavalieri erranti. Erranti siamo un po' tutti, ma non in cerca di avventure, bensì di quattrini, che spesso, come a farlo apposta, si rendono irreperibili e ci fanno proprio quei brutti tiri che Angelica faceva ai suoi spasimanti. Una bricciola di cavalleria è restata nel duello a uso e consumo di quei fanatici, i quali per far sapere al mondo che hanno ragione, finiscono spesso col ricevere una sciabolata sul volto e una manata di torto: il torto è sempre del vinto.