Ma volete sapere perchè i nostri riveriti padri non dormivano nel leggere quei poemi? Ve lo dico subito: non dormivano, perchè non avevano sonno. La sera andavano a letto per tempo, la mattina si levavano col sole, il dopo pranzo facevano il pisolino, che spesso diventava un pisolone. Data questa grande provvista, potevano sopportare qualsiasi lettura: il sonno non veniva. Noi no, noi si dorme poco. Il giorno e gran parte della notte si passa in moto. Di qua, di là, di sotto, di sopra: non c'è un momento di requie. Chi più e chi meno siamo tutti dei commessi viaggiatori. Che succede? Il sonno, vedendosi trascurato, come un impertinente creditore, sta sempre alla vedetta e quando trova l'occasione propizia si fa avanti.
Terza categoria. Ogni scrittore da Dante al Manzoni, ci ha lasciato qualche cosa per farci dormire.
Confessiamolo francamente: quante volte non ci siamo addormentati con il Convito di Dante, con il Mondo creato del Tasso, con l'America libera dell'Alfieri, con la Colonna infame del Manzoni, con le Tragedie del Foscolo, con le Cantiche del Pellico, con i Panegirici del Giordani? E per citare un esempio più fresco il lavoro drammatico del D'Annunzio Più che l'amore non fa dormire? Il pubblico che va a teatro per divertirsi, lo fischia maledettamente. L'autore abituato ai trionfi, è andato in furia, ha detto corna del pubblico, ha scomunicato tutti, dichiarando modestamente che il suo dramma è un capolavoro. Ma che volete? Più che l'amore è noioso. Provatevi a leggere senza sbadigliare quel lungo dialogo fra Corrado Brando e il suo fedele Rendu; vi piglia il sonno ad ogni pagina.
Questi libri vi indispongono di più, perchè di buona o mala voglia bisogna leggerli, tanto richiede la vostra professione di letterato. Ogni cittadino che non ha la disgrazia di essere chiamato o creduto uomo di lettere, può leggere ciò che vuole, scegliere i libri che più gli aggradano, farsene il chilo con il poeta che più gli va a genio. E quando dopo cinque o sei pagine o anche prima si accorge che quel romanzo annoia, quel dramma è monotono, quella commedia è scipita, quei sonetti sono fiori appassiti, getta via il volume e buona notte. Se glie ne domandate, non fa misteri: confessa candidamente che quei libri lo seccano. Ma voi potreste dire in pubblico: Non leggo il Fuoco, perchè mi fa dormire. Zitto, quel romanzo è un capolavoro. È stato tradotto in tutte le lingue, è arrivato al cinquantesimo migliaio in Italia, al ventesimo in Francia, al decimo in America ecc. Dunque silenzio e buon sonno.
E così senza volerlo siamo entrati in un altro campo... molto fiorito. Quanti libri degli scrittori moderni fanno dormire? Non parliamo dei tanti volumi di poesie barbare o paesane, dei tanti romanzi, delle tantissime novelle, che vengon su alla giornata; questi libri non fanno dormire, perchè non si leggono. Intendiamo parlare degli astri maggiori, di quelli che occupano i primi posti nel moderno sistema planetario della letteratura.
Ma chi ha il coraggio di dirlo? Quando un poeta, un romanziere è messo sugli altari è un santo; a lui incenso, a lui onore e gloria nel più alto dei cieli. Si vocifera, si dice a qualche amico che certe poesie del Pascoli fanno sognare, che in qualche libro del Fogazzaro c'è molto oppio, ma nessuno ardisce metterlo in piazza. Avreste il coraggio di dire ad alta voce che la Nave del D'Annunzio fa dormire? Fa dormire! Ma siete pazzo! Giornali ne leggete sì o no?
Eppure vi posso assicurare che la Nave fa dormire. Il pubblico è vero, non dormì, perchè fu stordito dalle grida dei Catacumeni e dei Nàumachi; non dormì, perchè assistette al varo e credè trovarsi a Castellammare di Stabia o a Spezia. Ma tutti quelli che applaudirono, che entusiasti chiamarono fuori l'autore, metteteli a tu per tu con il volume; fate che essi invece di essere spettatori, siano lettori. Sentite a me, dormiranno alla grossa!
Alla fine dei conti anche il sonno è buono e dormire un'oretta con un libro in mano non è un gran danno. Vergogna? Ma che vergogna! se siete solo. Chi viene a casa vostra a spiarvi se dormite a letto o a tavolino? E poi, parliamoci chiaro, volete dormir voi! Quando vi siete assicurato che un libro contiene molto oppio, chiudetelo. Non dovete dar conto a nessuno. L'autore, anche vivente, non potrà offendersi, per la semplicissima ragione che è lontano.
***
Ma nelle conferenze? Già, il guaio è nelle conferenze. L'autore è presente, l'autore vi guarda. Voi avete la santa intenzione di comportarvi sempre da galantuomo, di non fare scortesie ad alcuno, ma come resistere a certe conferenze noiose, noiosissime che non dicono nulla di nuovo e di interessante, se pure non vi ripetono ciò che in una forma migliore avete letto in qualche libro? E fossero almeno brevi queste cicalate! Passa un quarto d'ora, due, tre, vorreste gridare — basta, basta, mi hai rotto... i timpani —; ma non si sta mica in teatro! Vi scuotete, tossite, adagiate sulla palma della mano uno sbadiglio, un altro, ma gli occhi non vogliono affatto saperne. Che martirio!