E dire che questo martirio è continuato. Non passa una settimana che un amico non v'inviti ad una conferenza. E sempre conferenze, conferenze! È una manìa. Noi ci lamentiamo che oggi si stampa molto, ma non abbiamo mai pensato quanto si parla. Non tutti sono disposti a comporre un libro: anche a scriverlo male occorre tempo. Poi vengono le spese di stampa. Non è così facile trovare oggi un editore che gli faccia da padre putativo: bisogna sborsare un mezzo migliaio di lire, col pericolo che il libro se ne resti eternamente nelle vetrine dei librai, per mancanza di lettori.

Ma la conferenza, che bellezza! Si scrive in due o tre giorni e non si spende un centesimo: la sala gratis, gli uditori gratis, gratis gli applausi. Si ha così la grande soddisfazione di far conoscere ad amici e a nemici che qualche cosa si sa, che non si è perfettamente digiuni di scienze e di lettere.

Ma è da gentiluomo invitare due, trecento poveri diavoli che hanno tante noie per la testa, inchiodarli per un paio di ore sopra una sedia e dir loro: Non vi movete, non fiatate? I poveretti ubbidiscono, ma spesso, non potendo far altro, dormono, salvo a svegliarsi ad opera finita, per applaudire e stringere la mano al bravo conferenziere!

Evviva la sincerità!

I libri di donne.

Di donne? Sì, di donne. O non vi siete ancora convinto che la donna fa davvero?

Date uno sguardo ai vostri scaffali. Vedete: tra i romanzieri trovate donne, tra i poeti donne, tra gli storici donne, tra i filosofi donne, tra gli scienziati donne. Insomma ce n'è una rappresentanza dovunque.

E poi qual maraviglia? scorrendo le nostre storie troviamo che la donna ha messo lo zampino in tutti i rami dello scibile e n'è uscita sempre con onore.

L'Agnesi a sedici anni parlava già molte lingue ed era dottissima nelle discipline filosofiche e matematiche; l'Ardighelli a quattordici anni teneva un forbito discorso sulla forza dell'elettricità; l'Amoretti, molto encomiata dal Parini, a quindici anni sosteneva per due giorni una lunga disputa filosofica con un fanatico accademico e una brutta figura non la fece; la Cicci a dieci anni, quando voi sgranate a stento un libriccino di quarta elementare, sapeva a memoria la Divina Commedia! Orologi caricati! Si fa presto a dirlo. Il fatto si è che la donna sa fare qualche cosa.

Se avessi tempo vorrei scrivere un libro su queste donne, che si sono distinte nelle scienze e nelle lettere, che hanno dato il loro contributo, forse minimo, ma sempre efficace, finanche in quei tempi di schiavitù, in cui la donna, condannata a restarsene in casa, come umile ancella, dava occasione a far discutere se avesse perfino... un'anima.