Oggi la guerra è una scienza e tiene a sua disposizione fisica, chimica, elettrotecnica.

La polvere fa molto fumo? Male, malissimo; sul campo di battaglia ci vuole... arrosto; e perciò un italiano, pratico e umanitario, ha inventato la polvere senza fumo. Sta bene. Ma sapete: quello scoppio del cannone dà sui nervi. Santo Iddio, dopo cinque minuti si è sordi! È un inferno, un inferno perfetto!

Avete ragione; ma si è provveduto anche a questo. Noi oggi abbiamo la polvere muta, che fa i fatti suoi senza la minima ciarla. Il cannone non brontola più, il fucile non cinguetta; l'uno e l'altro lavorano in silenzio. Il proiettile arriva, vi colpisce, voi ve ne andate all'altro mondo, senza sentire il minimo rumore. Calma perfetta. Si sentirebbero volare le mosche, se questi animalucci avessero la pazza curiosità di assistere a quei drammi!

A noi moderni spetta un altro vanto: oltre a rendere la guerra meno antipatica e più umana, le abbiamo dato un po' della nostra fretta.

I nostri padri perdevano molto tempo. I Romani, per citare i maestri dell'arte, consumarono 33 anni per vincere i Sanniti, 44 per domare i Cartaginesi. Un'eternità! La incominciavano i padri e la terminavano i figli! Noi invece ci sbrighiamo in pochi giorni.

Eh! ci vuol tanto poco a bombardare una città! Dieci bocche di cannone, a getto continuo, in mezz'ora vi distruggono New York!

E poi, lasciate che si perfezioni il dirigibile e l'areoplano: la guerra, anche più importante, sarà ridotta a pochi minuti. In un giorno solo: ultimatum, guerra, pace.

Altro che veni, vidi, vici di Cesare!

I romanzi.

Ne trovate da per tutto. Sul tavolo, sul comodino, sulle sedie, in mezzo ai giornali: in ogni angolo una rappresentanza. Ma il grosso dell'esercito è qui, in questo scaffale a sinistra. Grandi, piccoli, in edizioni di lusso, in edizioni economiche, rilegati in tela, in pelle, sciolti, sdruciti: sono due o trecento, tutti in fila come soldati.