Succede spesso. Quando non si ha voglia di leggere e la penna pesa un quintale, quasi senza volerlo, fermate l'occhio su questi libri e ne andate scorrendo i titoli. Curioso! Ora la fronte si corruga, ora si spiana; ora le labbra abbozzano un sorriso, ora vi assale un fremito; ora il naso si aggrinza, ora gli occhi scintillano. È naturale: sono le diverse impressioni che hanno lasciato in voi questi libri, impressioni che non si cancellano, impressioni che ricordano tutto un periodo di vita gaia e spensierata. Qui sono romanzi, divorati in un giorno con la più grande voluttà; romanzi noiosi, dieci volte incominciati e dieci volte mandati a quel paese; romanzi lascivi, assaporati di nascosto come frutti proibiti; romanzi placidi, sereni come un tramonto d'autunno; romanzi burloni, che leggeste ridendo a crepapelle; romanzi tetri, che vi lasciavano un vuoto nell'anima; romanzi paurosi che vi facevano rizzare i capelli!

Oggi di tanti romanzi non vi resta che un ricordo vago. Di alcuni ricordate appena il protagonista, di altri una scena, di altri una descrizione: tutto il resto, silenzio. Vi date a frugare nella memoria, unite, coordinate, ma ad un punto non si può andare più avanti; si perde ogni traccia. Buio, buio pesto! È vero; ma guardando questi libri, sentite come una musica lontana, che dolcemente vi accarezza e vi culla. Vi arrivano suoni, armonie, grida laceranti; è come un'eco di baci, di sospiri, di gemiti, che s'inseguono, s'intrecciano, si urtano. La fantasia corre, corre... Voi vedete sfondi di foreste e di acque azzurre, poveri abituri e sale dorate, riflessi di nevi e di cieli rosei! Che odore di gelsomini e di aranceti! Che tanfo di sudiciume!

Ma in un momento, come al colpo di magica bacchetta, vi appaiono guerrieri, dame, assassini, padroni, servi... Voi fissate bene lo sguardo; li conoscete tutti. Ecco Valijean, ecco l'astuto Rodin, lo spavaldo D'Artagnan, il laido Francesco Cenci, il patriarcale Niccolò dei Lapi, il buon Ivanhoe, il timido D. Abbondio. Gilliat lotta con la terribile piovra, Fleur de Marie cade nelle mani di quelle donnacce, papà Goriot agonizza, Cesare Borgia alza il pugnale, il Conte di Montecristo fissa Villefort, Emma, la Bovary, vi tenta, l'Innominato si dispera; e nel fondo di questo gran quadro si elevano, quasi simboli sovrumani, fanciulle infelici, strappate alla vita nel fiore degli anni.

O Lisa, Bice, Lucia, Clotilde, Giulia, Caterina, Esmeralda, Rebecca, Ginevra, Maria! I primi palpiti del nostro cuore, vergine e immacolato, furono per voi. Prima che una ragazza ci avesse ammaliati col suo sguardo, noi vi amammo, o fanciulle, o fiori delicati, che chinaste in su lo stelo nella primavera della vita!

Nel silenzio della nostra cameretta abbiamo pianto, vi abbiamo seguite nella dolorosa via crucis delle vostre sventure e, non potendovi salvare, abbiamo imprecato contro la malvagità degli uomini.

Ci dissero più tardi che voi non siete mai esistite. E perchè? non vivete in tante fanciulle che soffrono, in tante fanciulle che muoiono senza il sorriso dell'amore?

***

Oggi quei romanzi riposano.

Rileggerli? No. Rileggere un romanzo è come sposare una vedova. Nuptia calefacta. Nessun entusiasmo. Bene o male, voi già conoscete per sommi capi la favola: vi è noto che farà Tizio, che farà Caio, chi ne uscirà bene, chi male, chi vi lascerà la pelle. Situazioni, caratteri, azioni, catastrofe: tutto vi è presente.

Gli idillî più dolci, le storie più raccapriccianti, le scene più commoventi vi lasciano freddi. Quella ragazza smania, si dispera? Pazienza; verranno le nozze. Quel giovanotto è accusato di alto tradimento, è condannato al carcere perpetuo? Un bel giorno sarà libero, milionario e si vendicherà dei suoi calunniatori.