Qualcuno per darsi l'aria di uomo serio dice: “Io non leggo romanzi„. Non gli credete; quel signore o mentisce o è un analfabeta.
Di grazia, che cosa si legge in villeggiatura? un romanzo; nelle notti d'insonnia? un romanzo; dopo un alterco con la vostra signora? un romanzo. Il romanzo entra nell'intimità della nostra vita familiare; è il compagno delle nostre piccole gioie, dei nostri piccoli dolori.
Ma il romanzo non è contento ed ha ragione. Dispone del nostro tempo, sissignore; ma di quale tempo? Di quello che si passa in casa. Difatti il romanzo si legge a tavolino, magari passeggiando per la stanza, magari sdraiato sull'erba o sulla poltrona, magari a letto, in attesa di Sua Eccellenza il Sonno, magari... voi m'intendete; ma in mezzo alla strada, in trattoria, in tram, è prudente leggiucchiarne sia pure una pagina? Leggere un romanzo in un restaurant, dopo aver fatta una colezione di caldo o di freddo? Sarebbe una pazzia. Leggere un romanzo in un salone, mentre il barbiere prepara il ferro del supplizio? Fareste ridere.
Eppure quei minuti di ozio, di riposo, di aspettativa gli fanno gola; li vorrebbe per sè. Ma è impossibile. Impossibile? Sapete che fa quel furbo? Si presenta al giornale e gli chiede un posticino a piano terra. Vi si adatta come in una bara, fa il morto, ma ottiene l'intento. Egli può così rubarvi i pochi ritagli di tempo, può accompagnarvi dovunque: al teatro, al circolo, in ferrovia!
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Ma strano. Il romanzo non gode le simpatie di tutti. Pochi l'onorano, molti lo respingono, moltissimi lo odiano a morte. Chi lo fugge, chi lo teme, chi lo guarda bieco, chi ne dice corna. Il romanzo! Dio mio, è l'istigatore di tutte le lordure, il responsabile di tutte le sconce e delittuose anormalità! Lui il galeotto, il tentatore, il seduttore, il mezzano, il manutengolo. Chi ha portato questa grande corruzione sociale? il romanzo; chi turba la pace delle famiglie? il romanzo. Novello Satana, parla all'orecchio dei figli di Eva in un linguaggio malignamente bello: li alletta, li seduce, li precipita nella colpa. La statistica degli adulterî, delle fughe, dei ratti, dei divorzi, dei liberi amori, dei suicidî, dei delitti passionali è terrorizzante? Ringraziatene il romanzo. I nostri giovani sono fiacchi, svogliati, sensuali? Colpa del romanzo. Le nostre fanciulle sono nevrasteniche, spudorate, morbosamente sensibili? Il romanzo, il maledetto romanzo. È lui che distrae, che snerva, che stilla nella mente certe ideacce, che solletica certi istinti!
Di qui un odio spietato contro il povero romanzo. Gli oratori sacri arrotondano la voce e danno scomuniche a chi legge, a chi scrive, a chi stampa, a chi compra, a chi vende romanzi. I Procuratori Generali, non sanno inaugurare l'Anno Giuridico, senza scagliarsi contro il povero romanzo. I babbi e le mamme sono tutt'occhio per non far cadere nelle mani dei figliuoli questi libri, causa di tutti i mali.
Ricordo. Un direttore di una importante azienda di generi alimentari, nell'ammettere un operaio, gli rivolgeva una sola domanda: “Leggi romanzi?„ Se il mal capitato rispondeva no, era il benvenuto, se rispondeva si, fuori! Chi legge romanzi è traviato!
Ma si finisca una buona volta di condannarlo alla pena capitale. Ci sono romanzi cattivi; ma non ci sono novelle cattive, poemi cattivi, storie cattive? Quale delle forme letterarie ha potuto sempre tenersi immune da questa lebbra di cui accusiamo il romanzo?
Si dirà: nel romanzo questa lebbra è maggiore. D'accordo. Ma che colpa ha il romanzo se molti, che non sanno nè di arte nè di buon costume, per battere moneta, per acquistare un po' di popolarità, mettono fuori sudiciume?