Alzate la voce contro i romanzi cattivi, bruciateli, distruggeteli, ma non calunniate questo genere letterario, che ha tante benemerenze. Che? vi siete dimenticati che i “Promessi Sposi„ l'“Ivanhoe„, la “Capanna dello Zio Tom„ sono romanzi?

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Ma bisogna confessarlo: certi romanzi sono dannosi davvero. Su questo gruppo a destra, per esempio, dovreste scrivere a grossi caratteri: veleno.

Sono romanzi così detti veristi che ci vengono per lo più dalla Francia e che purtroppo trovano imitatori fra noi.

Voi li avete comprati, li leggete, perchè la vostra professione di letterato vi obbliga a scorrere questi libri di moda, ma spesso, dopo una ventina di pagine, dovete interrompere la lettura. La mente è sconvolta: si respira luridume. Sentite quasi il bisogno di spalancare le finestre, di lavarvi le mani e di ripetere come il vecchio Re Lear: “Dammi, o speziale, un oncia di zibetto per purificare la mia immaginazione!„

Eppure questi libri, che senza pietà e senza veli, con un cinismo ributtante dipingono la parte più selvaggia dei nostri istinti, si trovano nelle mani di tutti. Sono questi i romanzi che oggi si leggono, che appassionano, che seducono: storie volgari, sanguinose, sudice, che dovrebbero far ribrezzo e nausea. Tutto è violento, tutto è anormale. Non trovate una donna onesta. Nevrasteniche, febbricitanti, queste eroine non vivono che di adulterî e di delitti.

Ma dunque la quiete domestica, le sante gioie della famiglia, le azioni nobili e generose sono utopie?

Il Darwin spesso la sera si faceva leggere dei romanzi dalla figliuola, ma ad ogni scena, un po' troppo tragica, esclamava: “Vorrei che una legge proibisse nei romanzi le soluzioni tragiche. Siamo così afflitti, assistiamo a tante sciagure! Almeno le vicende immaginarie dovrebbero consolarci e infonderci nuovo coraggio!„

Povero Darwin! che avrebbe egli detto di certi romanzi moderni? Oggi i libri dello Scott, del Grossi, del D'Azeglio non si leggono più: sono racconti troppo patetici, idillî troppo dolci! Lucia, Bice, Ginevra sono delle fanciulle poco interessanti, perchè hanno molto... pudore!

Il babbo faceva la voce grossa e vi guardava bieco, vedendo sul vostro tavolo da studio Nostra donna di Parigi o Beatrice Cenci, che, se abusano di situazioni mostruose, non tentano conciliare una simpatica ammirazione per uomini carichi di scelleratezze. I nostri antichi maestri chiamavano pericolose Le ultime lettere di Iacopo Ortis, perchè rappresentano troppo al vivo la disperazione di un amore ostacolato e infelice; ma quelle lettere hanno pure dei nobili scatti di amor di patria.