Nel romanzo moderno invece tutto è amore, amore, amore! Ma un amore morboso, traviato, snaturato, che si alimenta di vizio e di sudiciume.
Il Manzoni soppresse nei suoi Promessi Sposi ogni scena d'amore, perchè secondo lui, “ve ne ha seicento volte più di quello che sia necessario alla nostra riverita specie„ e aggiungeva: “vi hanno altri sentimenti, dei quali il mondo ha bisogno e che uno scrittore secondo le sue forze può diffondere un po' più negli animi, come sarebbe la commiserazione, l'affetto al prossimo, la dolcezza, l'indulgenza, il sacrificio di se stesso„.
Il Manzoni aveva torto e pochi anni fa glielo disse pubblicamente un suo discepolo ammiratore, il Fogazzaro. Siamo d'accordo. Il Manzoni si fe' vincere dagli scrupoli religiosi e giunse agli estremi. L'amore è necessario nella vita e nell'arte; ma perchè ritrarlo nelle sue anormalità, nei suoi pervertimenti? Perchè parlare di certi luoghi, di certe donne, che la pubblica moralità confina negli angoli più remoti?
Non sono romanzi questi, ma rapporti che si scrivono da commissarî di polizia, tesi criminali, in cui si studiano le coppie degenerate, composte di un individuo forte — l'incubo — e di un debole — il sùccubo — il quale, come un automa, è trascinato al vizio e al delitto.
Non si parla che di delinquenti. E tutto lo studio, tutto lo sforzo si mette nel dipingere a vivi colori, con richiami violenti, ciò che vi è di disordinato e di vizioso nella nostra natura.
Oggi tra i romanzieri c'è come una forsennata emulazione a chi osa scandali più procaci e inauditi, a chi narra fattacci più osceni, con una tale sozzura di linguaggio da farne arrossire un consesso di vetturini. Si aggirano tra sciocchi e mariuoli, tra perfidi e balordi, tra mezzani e cortigiani; non una persona di garbo o assennata: tutti pervertiti o maniaci!
“Se dovessi scrivere un romanzo — esclama sconfortato il Martini — mi sentirei imbrogliato. Dove, andrò a pescare tante turpi passioni, tanti istinti brutali, tanta sconcezza di parole? Come impasterò io tanto fango e tanto sangue?„
È arte questa? Non lo so, nè voglio saperlo. Dico solo: se v'è arte, è arte malsana. I moderni hanno voluto correggere l'antica formola manzoniana ed hanno detto che l'arte sdegna di servire a chicchessia: essa è sovrana assoluta. Sia pure, ma abbia la dignità di una sovrana, non discenda dal trono per rendersi complice e mezzana di turpitudini!
Malauguratamente vi è un contagio per lo spirito come per il corpo. A furia di dire che la società è corrotta, ipocrita, siamo diventati un po' tutti pessimisti e miscredenti.
Oh! si alzi una voce in nome del buon costume. Noi vogliamo l'arte consolatrice, l'arte che ci rende buoni, l'arte che educa e nobilita, l'arte dei padri nostri!