Ma fino a che non viene questo giorno, siamo attaccati alla nostra lingua, al dolce e caro idioma dei nostri padri. La lingua è il pensiero, la lingua è la libertà.

Chi disse l'Italia una espressione geografica non s'accorse che la nostra Patria, anche divisa e dominata, è stata sempre una nazione, perchè ha conservato sempre il proprio linguaggio.

In tanti secoli di oppressione e di schiavitù gl'Italiani custodirono la lingua come una protesta della nazionalità che ad essi voleva strapparsi.

Due cose gl'Italiani non hanno mai perduto: l'onore e la lingua.

E perchè oggi che abbiamo una Patria libera e indipendente, perchè oggi che siamo uniti, si ha poca cura della lingua?

Conserviamo gelosamente questo sacro tesoro e i nostri figli imparino da noi il culto al patrio linguaggio!

I libri del popolo.

Anche il popolo ha i suoi libri.

Quel simpatico lustrascarpe che v'invita con tanto garbo a posare il piede sulla cassetta e vi copre d'inchini e di illustrissimo; quel burbero omone, che incontrate sempre alla ferrovia e che quasi a malincuore piglia i vostri bauli; quel vecchio pescivendolo dalla barba patriarcale, che vi dice a proposito o a sproposito: “compatitemi, sono un affabeta„; quell'arzillo portinaio che vi saluta con un sorriso e mormora maledettamente quando vi ritirate tardi e non mettete la mano in tasca; tutti questi signori hanno i loro libri, hanno una letteratura minuscola, umile, semplice, dimessa, che sfugge all'occhio della critica e della storia.

Noi, superbi della nostra scienza, orgogliosi della nostra cultura, spesso effimera e superficiale, non conosciamo questa letteratura, che vive col popolo e che risponde alle sue ingenue e primitive aspirazioni.