Voi educate il vostro cuore all'osservanza del dovere con le opere istruttive dello Smiles, del Tommaseo, del Thouar, del Lessona, del Gotti, dell'Alfani; il popolo si lascia ammaestrare dal Buon figliuolo, dal Cattivo figliuolo, dall'Albero fruttifero, dal Contadino che si fa milionario, dal Principe che va chiedendo l'elemosina, dal Contrasto bellissimo tra un povero ed un ricco, che disputano chi di loro è più felice, dai Dotti e saggi consigli, lasciati in punto di morte dal vecchio Guidone, padre di famiglia.
Voi ridete col Goldoni, col Rabelais, col Molière, col Cervantes; il popolo ride con i 166 difetti delle donne, con la Storia di Pulcinella, col Testamento di un avaro, che lasciò i suoi beni a sè stesso, col Vecchio che sposa dieci mogli.
Ma bisogna dirlo a suo onore, il popolo non ride mai a discapito del buon costume, non ha come noialtri un cavalier Marino, un abate Casti, un Aretino, un Batacchi. Il suo riso è saporoso, geniale, schietto, non equivoco. Nella sua natura un po' selvaggia, c'è molto pudore!
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Ma tutti questi libercoli debbono essere scritti in poesia. Il popolo è per natura poeta e non sopporta la prosa. La prosa l'annoia, la prosa è pesante e fa dormire.
Vuole la poesia, vuole l'ottava. Financo i Comandamenti di Dio, i Sette peccati mortali, le Sventure dei cani debbono presentarsi sotto forma di poemetti. Spesso il verso zoppica, l'ottava non si regge, la rima non torna, la parola è incerta; ma che! il popolo non vuole arte, vuole sentimento. Per lui tutta l'arte poetica consiste nella rima. Dategli una rima che si sente ad orecchio, e basta. Il resto è lusso; e il popolo sa che il lusso non è per lui, ma per i signori.
Com'è nata questa letteratura così varia, così ciarliera, così allegra, così modestamente drammatica? Il popolo raccoglie le bricciole che cadono dalla nostra mensa e ne forma la sua letteratura. Noi abbiamo tanti poemi, tanti romanzi, tante storie, tanti drammi, tante commedie, il popolo ci ruba gli episodi più belli e li chiude in questi libriccini. Trasforma, altera, taglia, accomoda, scomoda, restringe, e tutti i capolavori riduce ad usum delphini. Finanche della Divina Commedia egli vuole la sua porzione. Oh! vi credete che il Sacro Poema sia tutto per voi? I fabbriferrai del trecento lo leggevano intero, il nostro popolo non può leggerlo da capo a fondo, ma una fetta la vuole. A noi lascia i canti meno drammatici, i canti che fanno pensare, che hanno bisogno di commento, e si fa confezionare così alla buona la Francesca da Rimini, il Farinata degli Uberti, il Pier de le Vigne, il Conte Ugolino.
Tutto piglia a prestito da noi, tutto ci ruba, tutto manomette, tutto riduce a sua immagine e somiglianza, solo in una scienza è sovrano: nell'astrologia.
Voi, astronomi, consumate la vista e la vita a spiare sole, pianeti e stelle, a scovrire macchie e canali, a misurare distanze e orbite; ma sapete dire che cosa succederà domani, che succederà magari oggi?
No. Ignorantoni. Il popolo lo sa, il popolo ha il suo Barbanera.