Ma quest'editore è pazzo? Eh! non è pazzo l'editore, è pazzo chi compra questa roba, è pazzo chi si ferma all'apparenza.
Attenti, attenti con i libri nuovi! Oggi c'è una smania morbosa di stampare.
Iddio conoscendo la nostra natura ciarliera ci dette una lingua, affinchè potessimo dalla mattina alla sera annoiare parenti ed amici; ma no, si vuole annoiare anche i lontani ed ecco la stampa.
Nei secoli scorsi pochi avevano il coraggio di mettere fuori qualche cosetta. Stampare! faceva paura. Era un passo pericoloso. Si restava per un buon pezzo come Cesare dinanzi al Rubicone. Oggi non si conoscono più Rubiconi. Tutti sono letterati.
Ognuno scrive il suo romanzo, ognuno sente il bisogno di mandare per il mondo i suoi belati poetici, ognuno pubblica il suo lavoro critico. Tutto questo per essere chiamato autore, per far sapere che nel cervello si ha un granellino di sale.
Ma piano, piano! lasciateci prendere fiato: con questa gazzarra maledetta, non abbiamo nemmeno l'agio di scorrere i cataloghi.
Come cambia il mondo! Un tempo i manoscritti prima di essere pubblicati si lasciavano per lunghi anni nel tavolino, come per farli fermentare e dopo una lunga quarantena, venivano corretti, ricorretti e qualche volta bruciati. Il Bembo teneva quaranta grossi portafogli e faceva passare le sue composizioni dall'uno all'altro per meglio correggerle. Il Giusti nella sua autobiografia dice: “A correggere non mi basta mai il tempo: o è scrupolo o è coscienza, mi piace sempre rivedere, mutare.„ Il Tommaseo a proposito del lavoro di lima, esclamava: “L'arte dello scrivere è l'arte dei pentimenti.„ Il Manzoni,... del Manzoni non ne parliamo: se ne stava anni e anni a tavolino a ripulire i suoi Promessi.
Oggi al contrario si scrive e si stampa sollecitamente, frettolosamente. Specie i giovani, che escono dalle nostre Università, forse per non aver la noia di ben digerire quel poco che hanno imparato, lo mettono subito fuori... con la stampa, come per disfarsene per sempre.
Ma invece di fermentare i manoscritti, fermentano i libri e quel che è peggio, alcuni restano sempre in fermentazione.
Ogni anno nel nostro bel regno si pubblicano dieci mila volumi, ma la maggior parte non veggono la vera luce.