Ma oggi Dante è lasciato in pace da questi letterati di bassa forza, sia perchè un commento, anche mediocre, costa lavoro, sia perchè il numero dei compratori sarebbe molto esiguo: ognuno di noi n'è provvisto a sazietà. Si danno quindi a pubblicare antologie. Basta afferrare dalle opere classiche i brani più notevoli, appiccicarvi delle noticine, così dette storiche, filologiche o estetiche, e l'antologia è bella e fatta.
Credo che impieghi più tempo il vostro cuoco a prepararvi una fetta di genovese che questi signori a manipolarvi un'antologia. Non crediate che io esageri. Il materiale è sempre pronto. Prendete due o quattro novelle del Gozzi, una decina di lettere familiari del Giusti (non tralasciate quella al nipote Giovannino, nè quella del Settembrini alla moglie) idem del Leopardi, del Manzoni, del Foscolo; due capitoli delle Mie Prigioni, un brano dei Ricordi Autobiografici del Dupré e del D'Azeglio. Annaffiate tutta questa roba con qualche bozzetto del De Amicis, del Panzacchi, del D'Annunzio, del Capuana; seminate qua e là dei pensierini, dei precetti, delle massime, magari dei proverbi più fortunati; spargete di tanto in tanto una poesia del Giusti, del Monti, del Leopardi, del Carducci, senza dimenticare i Sepolcri, il Cinque Maggio, la Ginestra e Per una conchiglia fossile — componimenti che si trovano in tutte le antologie, perchè molto facili — e il vostro lavoro è bello e compilato.
Se volete (e come non volerlo!) che il vostro libro sia accolto favorevolmente nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e sia adottato nelle Scuole Normali, Tecniche, Ginnasiali e Navali del Regno non tralasciate i principali fatti e figure del Risorgimento Italiano: un paio di pagine dell'Abba, del Guerzoni, del Bersezio, due o tre lettere di Vittorio Emanuele, di Garibaldi, di Cavour, di Mazzini, qualche poesia patriottica del Berchet, del Carrer, del Mameli. Insomma bisogna aprire il fuoco con la battaglia di Maclodio e chiudere la festa con l'Inno di Garibaldi. Sì, sì, all'ultima pagina si schiudon le tombe! Se la vostra antologia fa addormentare i vivi, avrà il vanto di far risorgere i morti!
Tutto lo studio poi dovrà essere nella scelta del titolo. Occorre un bel titolo, un titolo sensazionale, un titolo che attiri. Oggi teniamo molto ai frontespizi delle persone e delle cose. Un bel titolo è come una gloriosa morte:
tutta la vita onora.
Dopo il titolo, la prefazione. Qui si parrà la tua nobilitade, qui bisogna far capire che di antologie ce ne sono, è vero, ma finora mancava un lavoro condotto con sani criteri; bisogna far capire che non siete stato spinto da sentimenti di vanagloria, ma dall'amore che portate ai giovani; e dopo un po' di sentimentalismo sulla gioventù italiana, da cui la Patria molto aspetta, conchiudere che siete grato a tutti quei professori che vorranno darvi consigli per una nuova edizione.
Dopo, portate tutta questa roba alla tipografia, raccomandatevi al vostro Deputato, affinchè a sua volta vi raccomandi al Consiglio Superiore, e la vostra antologia avrà fortuna!
E non vi fermate qui; v'è ancora da sfruttare. Dopo un paio di anni aggiungete qualche cosetta, mettete in coda un indice alfabetico, pochi cenni biografici e ripresentatela con la salutare bugia interamente rifatta.
Lettore, vi è saltato il grillo di prepararne una? Mettetevi all'opera, vi troverete bene per il nuovo anno scolastico!