Alcuni anni fa mi venne la smania di leggere la Storia Naturale del Buffon. La divorai in un mese. Ma lo credereste? Mi lasciò nella mente una confusione indiavolata! La notte sognavo serpi, cammelli, orsi, tigri: non un'idea chiara, non un'esatta cognizione scientifica, anzi avevo dimenticato financo gli elementi di zoologia, imparati al ginnasio! E perchè? Questi lavori colossali sono dei cibi indigesti che bisogna mettere nello stomaco senza avidità e fretta: a volerli ingoiare così alla diavola si corre il rischio di una indigestione.
Ecco perchè questi grossi volumi non si leggono.
Non si leggono, ma si comprano. Alcuni non hanno la Divina Commedia, non hanno i Promessi Sposi, non hanno le Poesie del Carducci, non hanno il Vocabolario della lingua italiana, neppure il Barbanera, neppure il Libro delle dodici trombe, ma la Patria, che costa la miseria di trecento lire, sì; ma gli Usi e i costumi dei popoli che costano quasi il doppio, sì.
E questa debolezza l'abbiamo quasi tutti. Noi siamo restii ad acquistare libri utili, che costano poche lire e poi con la più grande disinvoltura compriamo tante opere che costano un occhio e che servono solo per ornamento.
Bisogna ringraziarne la Casa Vallardi che confeziona questi libri!
Il processo è semplicissimo.
Vuol trattare la vita civile, letteraria, scientifica dell'Italia? ne scrive a una decina di scienziati, divide loro la materia, e dopo cinque o sei mesi l'opera è compiuta.
Così nacque la Patria, la Storia della Letteratura Italiana, la Storia delle Grandi Scoperte, il Secolo XIX nella vita e nella cultura di tutti i popoli, ecc, ecc.
La sullodata Ditta vi attira con le rate mensili. Vi dà trenta grossi volumi tutti una volta e si contenta di due lire al mese. Diavolo! due lire non è una gran cosa. Ma poveri voi, se abboccate all'amo! Ogni primo del mese vi vedrete piovere in casa quei signori commessi. Come sono puntuali e furbi costoro! Sanno di riuscire importuni, ma fingono di non accorgersene; vi stringono la mano con ostentata effusione di animo, vi lasciano i nuovi fascicoli, ricevono le poche lirette e via. Ogni mese è questa canzone: complimenti, fascicoli, denari!
Ma dopo due o tre anni questi benedetti fascicoli ingombrano la sala: ne trovate sulle sedie, sulla credenza, sulla scrivania, sul divano, sulla poltrona: sono sparsi un po' dovunque.