Che! vi siete dimenticati che un giorno sarete vecchi? Il tramonto è bello, poetico in natura, non nella vita.

La vecchiaia difficilmente si presenta sola. Se sarete condannati a starvene in casa con la gotta o altro ben di Dio, quei libri potranno rendervi meno doloroso il finale dell'opera!

Ma via, non facciamo da uccelli di cattivo augurio. Grazie a Dio, i capelli sono appena brizzolati: abbiamo a disposizione ancora un buon quarto di secolo e in un quarto di secolo possono succedere tante cose. Chi sa, si potrebbe anche abolire la vecchiaia!

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Ho detto che non amiamo i viaggi. Bugìa. Noi vorremmo correre sempre, girare il mondo punto per punto, vedere tutto, esaminare tutto.

Quando un amico vi dice: “Parto per New-York„, sentite un po' d'invidia per questo fortunato. Vorreste rispondere: “Aspetta, ti accompagno„. Ma intanto lui parte e voi restate. Pazienza, avete i libri di viaggi. Essi sono più divertenti del viaggio stesso. È il viaggio senza rischi, senza incomodi, senza malanni e quel ch'è più senza spese. Quando si esce di casa, bisogna stare sempre col portafogli in mano e andar seminando biglietti di banca. Qui invece basta una lira, una sola lira per girare col Fogg l'intero mondo. E poi, dopo aver consumato quattrini, tempo e salute, che vi resta del viaggio fatto? impressioni superficiali. Qui invece avete il viaggio commentato, spiegato. Tutto ciò che nella fretta vi sarebbe sfuggito, ve lo dice l'autore. Eh! non è mica necessario mettervi in balìa del mare per sapere che si fa in Cina, come vestono nell'Oceania, come pregano gl'Indiani. In questi trenta o quaranta volumi voi avete tutto il mondo con i suoi costumi bizzarri, ridicoli; con le sue leggi savie, sciocche, brutali: con le sue religioni, con i suoi fanatismi, con i suoi capricci, con i suoi pregiudizi.

Che strana contraddizione! Voi non credete più ai maghi, alle fate, alle streghe, ma altri popoli vi credono; voi piangete quando la morte vi strappa una persona cara, altri popoli ridono: voi salutate cavandovi il cappello, altri salutano toccandosi il naso, facendo una strizzatina di denti; voi pagate il medico quando siete infermi, altri lo pagano quando stanno bene; a voi fanno ribrezzo i vermi, i ragni, altri li mangiano con gran voluttà. Sono tutti i popoli che vi passano dinanzi, dall'astuto Cinese al sanguinario Abissino; vi passano dinanzi come in una mostra di gala, e chi vi fa una smorfia, chi vi sorride, chi vi minaccia, chi vi insulta, chi piega i ginocchî, chi si nasconde, chi si avventa per divorarvi!

Questi libri vi convincono che sul nostro pianeta, su questa trottola capricciosa, che gira senza mai riposarsi, sono rappresentate tutte le epoche, dalla selvaggia età della pietra al fanatico medioevo. Ciò che per noi è passato, per altri popoli è presente. Oggi, alcune tribù dell'Australia bevono, come Alboino, nel cranio dei congiunti e sposano, come gli antichi patriarchi, dieci moglie. Da noi ferrovie, tramways elettrici, telegrafi; nel centro dell'Africa silenzio e tenebre. Tutto ignorano, tutto. Adorano il sole e la luna, si cibano di carne umana, vanno ignudi. Guidati o trascinati dall'istinto, sanno solo che debbono conservare la propria esistenza. Ma sono uomini costoro? hanno la stessa natura nostra? Vorreste rispondere: no; ma la coscienza vi dice: sì. Qualunque sia il colore del volto, la forma del cranio o del vestito, l'uomo è uno. Furbo, vorace, fanatico, ignorante, selvaggio: è uomo. Sempre uguale e sempre diverso, ha un'anima miserabile o sublime, abbietta o nobile come la nostra.

Ma non sarà sempre così. Oggi interi popoli sono ignoranti, antropofagi, domani saranno civili. Il progresso si avanza, il progresso trionfa. Ma quel giorno, in cui in ogni angolo della terra vi saranno ferrovie, scuole, tribunali, teatri, tutto sarà uniforme e monotono. Londra, Pechino, Calcutta, Gerusalemme, Gibuti, Cristianìa, ecc. si rassomiglieranno come gocce d'acqua.

Nel duemila i libri di viaggio non saranno più interessanti!