Questi libri sono di ogni specie: piccoli, grandi, vecchi, nuovi, illustrati. Li compraste a dispense quando eravate giovanotto, amante di avventure e racconti maravigliosi; li aveste per pochi soldi da qualche libraio ambulante; vi furono donati dal babbo nel giorno del vostro onomastico ed ora sono tutti qui in questo scaffale e rappresentano i libri più piacevoli e più simpatici!

Se siete un asceta, il Lamartine e la Serao vi conducono nel Paese di Gesù; se amate conoscere la vita intima dell'Oriente, così varia, così misteriosa, così strana per noi Europei, affidatevi al Tompson e al Thontze: essi vi accompagnano da buoni amici nella Cina, facendovi penetrare finanche nella reggia dell'Imperatore, inaccessibile ad ogni sguardo; se le recenti vittorie giapponesi hanno destato in voi grande simpatia per questo popolo giovane e valoroso, parlatene al De Riseis e questi vi farà conoscere la vita familiare, i costumi, la cultura dei piccoli figli del sole; se amate i fatti di sangue, racconti strani e raccapriccianti rivolgetevi al Salgari, al Maine Reyd.

Ma i libri di viaggio che avete sempre letto con entusiasmo, sono quelli di Giulio Verne, di questo gran mago, che resterà unico nella letteratura di tutto il mondo. Si scrivono e si scriveranno libri di viaggio, ma Verne sarà sempre Verne, sempre il papà di questo genere letterario, che diverte ed istruisce. Che ore deliziose trascorse a girare il mondo in ottanta giorni, a discendere venti mila leghe sotto il mare, a gettarvi a capo fitto nel centro della terra! Verne era il gran tentatore. Si rubavano le ore allo studio, alla scuola per seguire il capitano Grand. Quanti rimproveri, quanti castighi! Spesso mentre il professore spiegava un teorema di geometria, voi di nascosto a fuggirvene con l'iperbolico proiettile nella luna.

E nelle sere d'inverno! Che voluttà a leggere a letto Le avventure del polo Nord! Neve, neve, orsi bianchi, balene, deserti sterminati di ghiaccio e voi ve ne stavate al caldo. Dopo un paio d'ore si smorzava il lume e giù con la testa sotto le coperte a sognare. Che sogni, che sogni! Quante volte non vi sembrò di trovarvi solo, inerte, in mezzo a una banda di selvaggi? Quante volte non sognaste (brutta tentazione!) di essere imperatore, di sedere in trono sopra una sedia d'avorio, venerato come un Dio? Quante volte non foste inseguito da orsi, da elefanti, da ippopotami e da tanti animali feroci?

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Oggi non siete più un giovanotto, ma i libri di viaggio ancora vi dilettano. Talvolta nelle giornate uggiose d'inverno, in cui pel cattivo tempo vi tocca starvene rintanato in casa, ci sarebbe da dare l'anima al diavolo. I bimbi piangono, la vostra signora sgrida la domestica, il cagnolino guaisce e voi, mandando un accidente a tutti, ve ne andate Con una principessa attraverso l'Africa!

E nelle convalescenze? Siete stato venti, trenta giorni a letto, sospeso tra il cielo e la terra, con una febbre gastrica, ostinata, ostinatissima a mandarvi all'altro mondo. Ma, grazie a Dio, a furia di dieta e di iniezioni, il pericolo è passato. Col buono e con la forza la febbre è andata via. Voi siete libero, ma non guarito. Comincia la noiosa ed eterna convalescenza. Siete debole e non avete neppure la forza di dare un passo. Piano con i cibi. Un po' di brodo, un po' di semolino e riposo, riposo assoluto. Guai ad uscir di casa! Una ricaduta sarebbe fatale.

Ma intanto come si fa ad ammazzare il tempo? come si fa a passare quei giorni lunghi, sterminati? Le visite degli amici? Disgraziatamente quando si è infermi si ricevono visite sempre dalle persone più noiose e antipatiche, le quali vogliono sapere tutte le fasi della vostra malattia; e voi spesso in una sola giornata dovete ripetere due, cinque, dieci volte la medesima canzone, secondo il numero degl'importuni.

E dunque? leggere il giornale? Ma il giornale si scorre in mezz'ora. Leggere un romanzo, un volume di poesie? Che amore e amore! Ne avete le tasche piene e poi, specie ne' giorni di convalescenza, si è proprio disposto a parlare di amore! Solo i libri di viaggio possono dilettarvi. Il medico vi consiglia il riposo, e voi alla sua barba ve ne andate col Salgari Tra i pescatori di Balene o Nella città del re lebbroso. Un giorno a Londra col De Amicis, due in Egitto col Venosta, tre fra i ghiacci col Verne, cinque al Tibet coll'ardito Hedin; e correte per quelle coste sterili, per quelle foreste vergini, di giorno, di notte, al vento, alla pioggia... Avanti, avanti, oggi in Sicilia, domani in Siberia, domenica in Cina, dall'Imperatrice! I giorni passano, voi siete guarito e il medico vi concede finalmente di uscir di casa. Uscir di casa? Se siete stati sempre fuori! Ma prima di lasciare la stanza da studio, date uno sguardo a quei libri di viaggio, che sono ancora sulla sedia. Avete il dovere di ringraziarli per l'opera benefica e pietosa che vi hanno prestato, durante la vostra convalescenza.

Sentite un mio consiglio. Conservate con ogni cura questi libri; non li prestate, non li donate, anzi cercate di comprarne altri.