È vero, ma l'uomo ha fatto mai economia di parole? Facciamo qualche volta economia di tempo, di danaro, di buone azioni; di parole, no. La cicala canta tre soli mesi, quando il caldo le va alla testa; noi cantiamo tredici mesi all'anno giorno e notte. E se il Signore non ci avesse donata una gola di prima qualità, a venti anni dovremmo esser tutti rauchi, tanto abuso si fa di questo povero organetto!

E poi, pensandoci bene, non credo che la lingua greca sia economica. Sentite: “l'aver paura di viaggiare sulle strade ferrate„ si dice siderodromofobia. Immaginate ora che un povero diavolo e per giunta un po' balbuziente — i balbuzienti, come a farlo apposta, si espongono di più a certi pericoli! — voglia dire appunto in linguaggio illustre che ha paura delle strade ferrate. Non vi garantisco se il poveretto, economicamente, possa mettere fuori in mezz'ora e sana e salva la simpatica parola siderodromofobo!

Ma vedi un po', parlando di strade ferrate sono uscito dalle rotaie. Chiedo venia e mi metto in moto. Del resto ognuno parli e scriva come vuole. Per parte mia se le parole greche vi urtano, vi autorizzo a cancellare quelle tre che ho scritto in testa al presente capitolo.

Io intanto entro in argomento.

Bibliomane è quel modesto idolatra di buona fede che passa la vita a raccogliere libri, a far collezioni di opere rare, siano o no pregevoli.

Che brutta malattia è quella delle collezioni!

Chi raduna francobolli, chi medaglie, chi bastoni, chi bottiglie, chi pipe, chi sugheri. Si vedono uomini, divorati dai debiti, che pensano a comprare quadri antichi; pazzi, che consumano patrimoni vistosi, per possedere tabacchiere di re e papi; infelici, che non hanno un tozzo di pane e cercano autografi illustri e non illustri. Un tale — peccato che il Müller non ce ne dica nome e cognome — spese la bella somma di quattro mila lire per acquistare — indovinate un po' — una lettera del padre di Schiller. Che cosa importasse a quel signore un pezzo di carta, scarabocchiato dal padre oscuro di un uomo illustre, lo sa Iddio! A Parigi un altro signore comprava per 25 sterline un recipiente molto... intimo, di cui si era servito il Byron per parecchi anni, specie la notte!

Noi le chiamiamo manìe dello spirito umano, debolezze innocenti e puerili, ma sono invece delle vere passioni, che spesso apportano conseguenze deplorevoli e fatali.

Il Descuret parla di un ufficiale di marina a riposo che s'era dato a raccogliere fagioli. “Ha molte cassette piene di questi legumi; tali cassette son divise in spartimenti, suddivisi in una gran quantità di cellette. A destra fagioli rossi, a sinistra i bianchi, qua i grigi, là i misti, i variegati, i brizzolati; altrove i tondi, gli ovali, quei fatti a losanga, i microscopici, finalmente i giganteschi. Venti volte al giorno costui, d'altronde istruito e di carattere serio, va ad aprire ciascuna cassetta, poi la richiude per aver il piacere di riaprirla. E così apri e chiudi, chiudi e apri, i suoi antichi travagli vanno in oblìo, tutti i suoi dispiaceri divengono un nulla, quando gode la felicità di contemplare i diletti fagioli.„ Beato lui, che si accontenta di fagioli!

Ma il poveretto ha un'altra debolezza: adora i bottoni militari. Che volete? quei gingilli gli ricordano forse gli anni del glorioso servizio. N'è pazzo e spende qualunque somma per arricchire la sua collezione. Una mattina, mentre se ne sta alla finestra, vede brillare qualche cosa sui calzoni di un uomo mal vestito. Corbezzoli! lui non s'inganna: è un bottone di uniforme, un bottone che manca alla sua ricca serie. Lesto lesto scende le scale e si precipita su quel disgraziato.