Un tempo, per dirne una, sul frontespizio di certe botteghe si leggeva: occhiali, canocchiali, binocoli; oggi, lenti periscopiche, isoperiscopiche, iptometri, optalmoscopii. E chi non ha avuto la disgrazia d'ingoiare a suo tempo la grammatica di Curtius, è costretto a leggere scandendo queste parole, senza capirne affatto il significato.
Noi non siamo pedanti; alle cose nuove un nome bisogna darlo, come diceva la buon'anima di Giovan Santi Saccenti:
Dobbiam forse aspettar che torni Dante
A insegnarci chiamar la cioccolata,
Il the, la paladina, il guardinfante?
Cosa che viene in uso alla giornata
Bisogna ben che un nome le si ponga,
Perchè si sappia come va chiamata;
ma ricorrere alla lingua greca per tutti i bisogni, grandi, piccoli e medî, non è una bella cosa.
“Non sarà una bella cosa — esclamano alcuni — però c'è grande economia. La lingua greca è economica, non ciarliera come la nostra.„