L'Argalia forte in mente si turbava,
Vedendo che costui sì poco il stima
Che nudo alla battaglia lo sfidava,
Né alla seconda guerra né alla prima,
Preso due volte, lo orgoglio abassava,
Ma de superbia più montava in cima;
E disse: - Cavallier, tu cerchi rogna:
Io te la grattarò, ché 'l ti bisogna.
Monta a cavallo ed usa tua bontade,
Ché, come digno sei, te avrò trattato;
Né aver speranza ch'io te usi pietade,
Perch'io ti vegga il capo disarmato.
Tu cerchi lo mal giorno in veritade,
Facciote certo che l'avrai trovato;
Diffendite se pôi, mostra tuo ardire,
Ché incontinente ti convien morire. -
Ridea Feraguto a quel parlare,
Come di cosa che il stimi nïente.
Salta a cavallo e senza dimorare
Diceva: - Ascolta, cavallier valente:
Se la sorella tua mi vôi donare,
Io non te offenderò veracemente;
Se ciò non fai, io non ti mi nascondo,
Presto serai di quei de l'altro mondo. -
Tanto fu vinto de ira l'Argalia,
Odendo quel parlar che è sì arrogante,
Che furïoso in sul destrier salia,
E con voce superba e minacciante
Ciò che dicesse nulla se intendia.
Trasse la spada e sprona lo aferante,
Né se ricorda de l'asta pregiata,
Che al tronco del gran pin stava apoggiata.
Così cruciati con le spade in mano
Ambi co 'l petto de' corsieri urtaro.
Non è nel mondo baron sì soprano,
Che non possan costor star seco al paro.
Se fosse Orlando e il sir de Montealbano,
Non vi serìa vantaggio né divaro;
Però un bel fatto potreti sentire,
Se l'altro canto tornareti a odire.
Canto secondo
Io vi cantai, segnor, come a battaglia
Eran condotti con molta arroganza
Argalia, il forte cavallier di vaglia,
E Feraguto, cima di possanza.
L'uno ha incantata ogni sua piastra e maglia,
L'altro è fatato, fuor che nella panza;
Ma quella parte d'acciarro è coperta
Con vinte piastre, quest'è cosa certa.
Chi vedesse nel bosco duo leoni
Turbati, ed a battaglia insieme appresi,
O chi odisse ne l'aria duo gran troni
Di tempeste, rumore e fiamma accesi,
Nulla sarebbe a mirar quei baroni,
Che tanto crudelmente se hanno offesi;
Par che il celo arda e il mondo a terra vada,
Quando se incontra l'una e l'altra spada.
E' si feriano insieme a gran furore,
Guardandosi l'un l'altro in vista cruda;
E credendo ciascuno esser megliore
Trema per ira, e per affanno suda.
Or lo Argalia con tutto suo valore
Ferì il nemico in su la testa nuda,
E ben si crede senza dubitanza
Aver finita a quel colpo la danza.
Ma poi che vidde il suo brando polito
Senza alcun sangue ritornar al celo,
Per meraviglia fu tanto smarito
Che in capo e in dosso se li aricciò il pelo.
In questo Feraguto l'ha assalito;
Ben crede fender l'arme come un gelo,
E crida: - Ora a Macon ti raccomando,
Ché a questo colpo a star con lui ti mando. -