Io ti prometto che a ogni tuo volere
Soletta in questo loco, come io sono,
Ti lasciarò di me prender piacere,
Se me prometti ed attendi un sol dono,
Perch'io voglio comprendere e vedere
Stu me ami come mostri in abandono;
E quel ch'io voglio e quel ch'io ti dimando,
È una battaglia sola al mio comando.
Ma se tu forse sei tanto inumano,
Che prenda il tuo piacere al mio dispetto,
Tenuto ne sarai sempre villano,
E tornarate in pianto quel diletto,
Perch'io me occiderò con la mia mano,
E passaromme in tua presenza il petto;
Sì ch'in te solo e in tuo arbitrio dimora
Se vôi ch'io mora, o vôi che viva ancora. -
Al fin delle parole lacrimando
Abassò il viso con molta pietate;
Non puotè più soffrire il conte Orlando,
Ma più di lei piangeva in veritate;
E con somessa voce ragionando,
Sempre chiedea perdon con umiltate,
Dando la colpa del passato errore
Al core ardente ed al superchio amore.
Poi l'un promesse a l'altro in sacramento
Di servar le dimande tutte a pieno.
Il lume della luna era già spento,
E il sole uscia del mare al ciel sereno,
Quando quel cavallier pien de ardimento,
Che mai di sua bontà non venne meno,
Per provvederse alla cruda battaglia
Tutto di piastra si copre e di maglia.
E benché fusse d'animo virile
E non temesse il mondo tutto quanto,
Pur tutte l'arme guarda per sotile,
Ambedue le scarpette e ciascun guanto,
Ché ben cognosce il cavallier gentile
Che 'l suo inimico si donava il vanto
D'alta prodezza in ogni baronaggio;
Però non vôl ch'egli abbia alcun vantaggio.
Poi che di piastra fu tutto coperto
Ed ebbe il suo bon brando al fianco cinto,
Angelica la bella gli ebbe offerto
Un cimiero alto e un scudo d'ôr destinto.
Era il cimiero uno arboscello inserto,
E il scudo a tale insegna ancor dipinto.
L'elmo s'allaccia quel baron soprano,
Monta a destriero e prende l'asta in mano.
Li altri, per fare ad esso compagnia,
Senza arme in dosso giù calarno al piano;
Quivi Aquilante e Grifon se vedìa,
Brandimarte vien presso e il re Ballano;
Il conte dopo questi ne venìa,
Ed Angelica seco a mano a mano
Sopra d'un palafren bianco ed amblante;
Il re Adrïan vien dietro e Sacripante.
Rimase nella rocca Galafrone,
E seco Chiarïon, che era ferito.
Or diciamo de Orlando campïone:
Come fo gionto nel prato fiorito,
Sonando il corno sfida il fio d'Amone,
Qual già nella campagna era apparito
Tutto coperto a piastra e maglia fina;
E seco al par Marfisa la regina.
Lei senza l'elmo el viso non nasconde:
Non fu veduta mai cosa più bella.
Rivolto al capo avea le chiome bionde,
E gli occhi vivi assai più ch'una stella;
A sua beltate ogni cosa risponde:
Destra ne gli atti, ed ardita favella,
Brunetta alquanto e grande di persona:
Turpin la vide, e ciò di lei ragiona.
Angelica a costei già non somiglia,
Che era assai più gentile e delicata:
Candido ha il viso e la bocca vermiglia,
Suave guardatura ed affatata,
Tal che a ciascun mirando il cor gli empiglia:
La chioma bionda al capo rivoltata,
Un parlar tanto dolce e mansueto,
Ch'ogni tristo pensier tornava lieto.