Presto dismonta e passa la ferrata,
In ripa al lago corse incontinente.
Una ora ben compita era passata,
Dentro a quell'acqua non vede nïente.
Or s'egli aveva l'alma adolorata
Dovetelo stimar certanamente;
Poi che perduto ha il suo caro cugino,
Più che si far non sa quel paladino.

Passava il ponte ancor quella donzella
Ed a l'alto cipresso se ne è gita;
Dal troncon desligò la sua sorella,
E de' soi panni l'ebbe rivestita.
Astolfo non attende a tal novella,
Preso di doglia cruda ed infinita:
Crida piangendo e battese la faccia,
Chiedendo morte a Dio per sola graccia.

E tanto l'avea vento il gran dolore,
Che se volea nel lago trabuccare,
Se non che le due dame con amore
L'andarno dolcemente a confortare.
- Che? - dician lor - Baron d'alto valore,
Adunque ve voleti disperare?
Non se cognosce la virtute intera
Se non al tempo che fortuna è fiera. -

Molti saggi conforti gli san dare,
Or l'una or l'altra con suave dire,
E tanto seppen bene adoperare,
Che da quel lago lo ferno partire.
Ma come venne Baiardo a montare,
Credette un'altra volta di morire,
Dicendo: - O bon ronzone! egli è perduto
Il tuo segnore, e non gli hai dato aiuto? -

Molte altre cose a quel destrier dicia
Piangendo sempre il duca amaramente;
In mezo de due dame ne va via,
Baiardo ha sotto il cavallier valente.
Sopra de Rabican l'una venìa,
L'altra de Iroldo avea il destrier corrente;
Quel de Prasildo, tutto desligato
E senza briglia, rimase nel prato.

E caminando insino a mezo il giorno,
Ad un bel fiume vennero arivare,
Dove odirno suonare uno alto corno.
Ora de Astolfo vi voglio lasciare,
Perché agli altri baron faccio ritorno,
Che ad Albraca la rocca hanno a guardare,
E sempre fan battaglia a gran diffesa
Contra a Marfisa di furore accesa.

Torindo era di fuor con la regina,
Ed ha un messaggio a Sebasti mandato,
Alla terra di Bursa, che confina
A Smirne, a Scandeloro in ogni lato:
Per tutta la Turchia con gran roina
Ciascun che può venir ne venga armato.
Questi conduce il forte Caramano,
Che de Torindo è suo carnal germano.

Egli ha giurato mai non si partire
D'intorno a quella rocca al suo vivente,
Sin che non vede Angelica perire
Di fame o foco, e tutta la sua gente;
Però sì gran brigata fie' venire,
Per esser fuor nel campo sì potente,
Che non possan gir quei de dentro intorno,
Che or mille volte n'escon fuora il giorno.

Perché il fiero Antifor e il re Ballano
Stan sempre armati sopra dello arcione;
Oberto dal Leone e re Adrïano,
Re Sacripante e il forte Chiarïone
Sopra la gente di Marfisa al piano
Callano spesso a gran destruzïone;
La dama esser non puote in ogni loco,
Ché ben fuggian da lei come dal foco.

Acciò che 'l fatto ben vi sia palese,
Aquilante non vi era, né Grifone,
Né Brandimarte, il cavallier cortese.
Questo fo il primo che lasciò il girone,
Perché l'amor de Orlando tanto il prese,
Nel tempo che con lui fu compagnone,
Che, come sua partenza oditte dire,
Subitamente se 'l pose a seguire.