E figli de Olivieri il simigliante
Ferno ancor lor la seguente matina,
Dico Grifone e 'l fratello Aquilante:
E tanto ogni om de' duo forte camina,
Che al conte Orlando trapassarno avante.
Essendo gionti sopra a una marina,
In mezo ad un giardin tutto fiorito
Trovarno un bel palagio su quel lito.
Una logia ha il palagio verso il mare,
Davanti vi passarno e duo guerreri;
Quivi donzelle stavano a danzare,
Ché vi avean suon diversi e ministeri.
Grifon passando prese a dimandare
A duo, che tenian cani e sparavieri,
Di cui fosse il palagio; e l'un rispose:
- Questo si chiama il Ponte dalle Rose.
Questo è il mar del Baccù, se nol sapeti.
Dove è il palagio adesso e 'l bel giardino,
Era un gran bosco, ben folto de abeti,
Dove un gigante, che era malandrino,
Stava nel ponte che là giù vedeti;
Né mai passava per questo confino
Una donzella o cavalliero errante,
Che lor non fusse occisi dal gigante.
Ma Poliferno fu bon cavalliero,
E da poi fatto re per suo valore,
Occise quel gigante tanto fiero;
Tagliò poi tutto il bosco a gran furore,
Dove fece piantar questo verziero,
Per fare a ciascadun che passi, onore.
Ciò vedreti esser ver, come io vi dico;
Al ponte anco ha mutato il nome antico.
Ché 'l Ponte Periglioso era chiamato,
Or dalle Rose al presente si chiama:
Ed è così provisto ed ordinato,
Che ciascun cavalliero ed ogni dama,
Quivi passando, sia molto onorato,
Acciò che se oda nel mondo la fama
Di quel bon cavallier, che è sì cortese
Che merta lodo in ciascadun paese.
Là non potreti adunque voi passare,
Se non giurati, a la vostra leanza,
Per una notte quivi riposare;
Sì ch'io ve invito a prender qui la stanza,
Prima che indrieto abbiati a ritornare. -
Disse Grifon: - Questa cortese usanza
Da me, per la mia fè, non serà guasta,
Se 'l mio germano a questo non contrasta. -
Disse Aquilante: - Sia quel che ti piace. -
E così dismontarno alla marina.
Verso il palagio va Grifone audace,
Ed Aquilante apresso li camina.
Gionti a la logia, non se pôn dar pace,
Tanta era quella adorna e peregrina.
Dame con gioco e festa, ministreri
Vennero incontra a quei duo cavallieri.
Incontinenti fôrno disarmati,
E con frutti e confetti e coppe d'oro
Se rinfrescarno e cavallier pregiati,
Poi nella danza entrarno anche con loro.
Ecco a traverso de' fioriti prati
Venne una dama sopra Brigliadoro;
Istupefatto divenne Grifone,
Come alla dama vide quel ronzone.
Similmente Aquilante fu smarito,
E l'uno e l'altro la danza abandona,
E verso quella dama se ne è gito,
E ciascadun di lor seco ragiona,
Dimandando a qual modo e a qual partito
Abbia il destriero, e che è della persona
Che suolea cavalcar quel bon ronzone.
Lei d'ogni cosa li rende ragione,
Come colei che è falsa oltra misura,
E del favolegiare avea il mestiero.
Dicea che sopra un ponte alla pianura
Avea trovato morto un cavalliero,
Con una sopravesta di verdura
E uno arboscello inserto per cimiero;
E che un gigante apresso morto gli era,
Feso d'un colpo insino alla gorgiera;