Che già non era il cavallier ferito,
Ma pista d'un gran colpo avea la testa.
Quando Aquilante questo ebbe sentito,
Ben gli fuggì la voglia di far festa,
Dicendo: - Ahimè! baron, chi t'ha tradito?
Ch'io so ben che a battaglia manifesta
Non è gigante al mondo tanto forte,
Qual condutto se avesse a darti morte. -

Grifon piangendo ancor se lamentava,
E di gran doglia tutto se confonde;
E quanto più la dama dimandava,
Più de Orlando la morte gli risponde.
La notte oscura già s'avicinava,
Il sol di drieto a un monte se nasconde;
E duo baron, ch'avean molto dolore,
Nel palagio alogiarno a grande onore.

La notte poi nel letto fuor' pigliati,
E via condutti ad una selva oscura,
Dove fôrno a un castello impregionati,
Al fondo d'un torrion con gran paura,
Dove più tempo sterno incatenati,
Menando vita dispietata e dura.
Un giorno il guardïan fuora li mena,
Legati ambe le braccia di catena.

Seco legata mena la donzella
Che sopra Brigliadoro era venuta;
Un capitano con più gente in sella
In questa forma quei baron saluta:
- Oggi aveti a soffrir la morte fella,
Se Dio per sua pietate non ve aiuta. -
La dama se cambiò nel viso forte,
Come sentì che condutta era a morte.

Ma già non se cambiarno e duo germani,
Ciascuno è bene a Dio racomandato.
Avanti a sé scontrarno in su quei piani
Un cavalliero a piedi e tutto armato.
Eran da lui ancor tanto lontani,
Che non l'avrebbon mai rafigurato;
Ma poi dirovi a ponto questo fatto,
Che nel presente più di lor non tratto;

E tornovi a contar di quel castello
Qual era assedïato da Marfisa.
Chiarïone ogni giorno era al zambello
Con gli altri che la istoria vi divisa;
La regina cacciava or questo or quello,
Ma non la aspetta alcun per nulla guisa;
Già tutti quanti, eccetto Sacripante,
L'avian provata nel tempo davante.

Esso non era della rocca uscito,
Però che nella prima questïone
De una saetta fu alquanto ferito,
Sì che non può vestir sua guarnisone.
Già tutto un mese integro era compito
Poi che qua gionto fu il re Galafrone,
Quando tutti e baroni una matina
Saltâr nel campo di quella regina.

Cridan le gente: - Ad arme! - tutte quante;
Ciascun di quei baron sembra leone.
Il re Ballano a tutti vien davante,
Poi Antifor e Oberto e Chiarïone,
Il re Adrïano è drieto e Sacripante:
Di quella gente fan destruzïone.
Ben ha cagion ciascun de aver paura,
Tutta è coperta a morti la pianura.

L'un doppo l'altro de quei baron fieri
Venian di qua di là, gente tagliando;
I scudi hanno alle spalle e bon guerrieri,
E ciascuno a due man mena del brando.
Vanno a terra pedoni e cavallieri,
Ogniom davanti a lor fugge tremando;
Rotti e spezzati vanno a gran furore:
Ecco Marfisa gionta a quel rumore.

Giunse alla zuffa la dama adirata:
Già non bisogna tempo a lei guarnire,
Però che sempre se trovava armata.
Quando Ballano la vide venire,
Che ben sapea sua forza smisurata,
In altra parte mostra di ferire,
E più li piace ciascuno altro loco
Che la presenza di quel cor di foco.