Già tutti insieme avean prima ordinato
Che l'un con l'altro se debba aiutare,
Perché la dama ha l'animo adirato
E contra a tutti vôlse vendicare.
Come Ballano adunque fu voltato,
Lei prende dietro a quello a speronare,
Cridando: - Volta! volta! can fellone,
Ché oggi non giongi tu dentro al girone. -
Così cridando il segue per il piano;
Ma il forte Antifor de Albarossia
Di drieto la ferisce ad ambe mano;
Lei non mostra curare e tira via.
Disposta è di pigliare il re Ballano,
Che a spron battuti innanzi le fuggia;
Vien di traverso Oberto a gran tempesta,
E lei ferisce al mezo della testa.
Non se ne cura la dama nïente,
Ché dietro al re Ballano in tutto è volta.
Or Chiarïone a guisa di serpente
Mena a due mani e ne l'elmo l'ha còlta,
Ma lei non cura il colpo e non lo sente;
Tutta a seguir Ballano è lei disciolta.
Lui, che a le spalle sente la regina,
Voltasi e mena un colpo a gran ruina.
Mena a due mano e le redine lassa,
Gionse nel scudo alla dama rubesta;
Come una pasta per traverso il passa,
E mezo il tira a terra a gran tempesta.
Lei gionse lui ne l'elmo e lo fraccassa,
E ferillo aspramente nella testa;
Sì come morto l'abatte disteso,
Dalle sue gente incontinente è preso.
Ma non vi pone indugio la donzella,
Per la campagna caccia Chiarïone;
Ciascun de gli altri adosso a lei martella;
Non gli stima lei tutti un vil bottone.
Già tolto Chiarïone ha fuor di sella,
E via lo manda preso al paviglione;
Questo veggendo quel de Albarossia,
A più poter davanti li fuggia.
Ma lei lo gionse e ne l'elmo l'afferra;
Al suo dispetto lo trasse de arcione,
E poi tra le sue gente il getta a terra
Come fusse una palla di cottone.
Or comincia a finirse la gran guerra,
Però che 'l re Adrïano è già pregione;
Re Sacripante qui non se ritrova,
Altrove abatte e fa mirabil prova.
Oberto dal Leon, quel sire arguto,
Mette a sconfitta sol tutta una schiera.
Marfisa da lontan l'ebbe veduto,
Spronagli adosso la donzella fiera;
Da cima al fondo gli divise il scuto,
E fende sotto il sbergo ogni lamiera,
E maglia e zuppa tutta disarmando
Sino alla carne fie' toccare il brando.
Quel cavallier, turbato oltra misura,
Lascia a due mano un gran colpo di spata.
Di cotal cosa la dama non cura,
Né parve aponto che fosse toccata:
Ché l'elmo che avea in capo e l'armatura
Tutta era per incanto fabricata;
Ma lei contra de Oberto s'abandona,
Sopra de l'elmo un gran colpo gli dona.
Con tal roina quel colpo discende,
Che l'elmo non l'arresta de nïente;
La fronte a mezo il naso tutta fende,
Il brando calla giù tra dente e dente,
E l'arme e busto taglia, e ciò che prende.
Mena a fraccasso la spada tagliente,
Né mai si ferma insino in su l'arcione:
Cadde in due parte Oberto dal Leone.
Re Sacripante col brando a due mano
Fende e nemici e taglia per traverso;
Tuttavia combattendo, di lontano
Ebbe veduto quel colpo diverso,
Quando Oberto in due parte cadde al piano.
Non ha l'animo lui per questo perso,
Ma, speronando con molta roina,
Col brando in mano afronta la regina;