Perché chiuso se aveva in tal maniera
L'orecchie entrambe a quelle rose folte,
Che non odiva, al loco dove egli era,
Cosa del mondo, ben che attento ascolte;
E caminando gionse alla rivera,
Che ha molte gente al suo fondo sepolte.
Questo era un lago piccolo e iocondo
D'acque tranquille e chiare insino al fondo.
Non gionse il conte in su la ripa apena,
Che cominciò quell'acqua a gorgoliare;
Cantando venne a sommo la Sirena.
Una donzella è quel che sopra appare,
Ma quel che sotto l'acqua se dimena
Tutto è di pesce e non si può mirare,
Ché sta nel lago da la furca in gioso;
E mostra il vago, e il brutto tiene ascoso.
Lei comincia a cantar sì dolcemente,
Che uccelli e fiere vennero ad odire:
Ma, come erano gionti, incontinente
Per la dolcezza convenian dormire.
Il conte non odìa de ciò nïente,
Ma, stando attento, mostra di sentire.
Come era dal libretto amaestrato,
Sopra la riva se colcò nel prato.
E' mostrava dormir ronfando forte:
La mala bestia il tratto non intese,
E venne a terra per donarli morte;
Ma il conte per le chiome ne la prese.
Lei, quanto più puotea, cantava forte,
Ché non sapeva fare altre diffese,
Ma la sua voce al conte non attiene,
Che ambe l'orecchie avea di rose piene.
Per le chiome la prese il conte Orlando,
Fuor di quel lago la trasse nel prato,
E via la testa gli tagliò col brando,
Come gli aveva il libro dimostrato,
Sé tutto di quel sangue rossegiando,
E l'arme e sopraveste in ogni lato.
L'elmo se trasse e dislegò le rose;
Tinto di sangue poi tutto se 'l pose.
Di quel sangue avea tocco in ogni loco,
Perché altramente tutta l'armatura
Avrebbe consumata a poco a poco
Quel toro orrendo e fora di natura,
Che avea un corno di ferro ed un di foco.
Al suo contrasto nulla cosa dura,
Arde e consuma ciò che tocca apena:
Sol se diffende il sangue di sirena.
Di questo toro sopra vi ho contato,
Che verso mezogiorno è guardïano.
Il conte a quella porta fu arivato,
Poi che ebbe errato molto per il piano.
Il sasso che 'l giardino ha circondato,
S'aperse alla sua gionta a mano a mano,
E una porta di bronzo si disserra:
Fuora uscì il toro a mezo della terra.
Muggiando uscitte il toro alla battaglia,
E ferro e foco nella fronte squassa,
Né contrastar vi può piastra né maglia,
Ogni armatura con le corne passa.
Il conte con quel brando che ben taglia,
A lui ferisce ne la testa bassa,
E proprio il gionse nel corno ferrato:
Tutto di netto lo mandò nel prato.
Per questo la battaglia non s'arresta;
Con l'altro corno, ch'è di foco, mena
Con tanta furia e con tanta tempesta,
Che il conte in piede si mantiene apena.
Arso l'avria da le piante alla testa,
Se non che il sangue di quella sirena
Da questa fiamma lo tenìa diffeso,
Che avrebbe l'arme e il busto insieme acceso.
Combatte arditamente il conte Orlando,
Come colui che fu senza paura;
Mena a due mano irato e fulminando
Dritti e roversi fuor d'ogni misura.
Egli ha gran forza ed incantato ha il brando,
Onde a' suoi colpi nulla cosa dura;
Ferendo e spalle e testa ed ogni fianco,
Fece che 'l toro al fin pur venne manco.