Il conte se è turbato oltra misura,
E nel viso di sangue se è avampato.
- Io sono Orlando, e non aggio paura
Se 'l mondo fosse tutto quanto armato;
E di te tengo così poca cura
Come de un fanciullino adesso nato,
Vil ribaldello, figlio de puttana! -
Così dicendo trasse Durindana.
Or se incomincia la maggior battaglia
Che mai più fosse tra duo cavallieri.
L'arme de' duo baroni a maglia a maglia
Cadean troncate da quei brandi fieri.
Ciascun presto spacciarse si travaglia,
Perché vedean che li facea mistieri;
Ché, come la fanciulla se svegliava,
Sua forza in vano poi se adoperava.
Ma in questo tempo se fu risentita
La damigella da il viso sereno;
E grandemente se fu sbigotita,
Veggendo il prato de arme tutto pieno,
E la battaglia orribile e infinita.
Subitamente piglia il palafreno,
E via fuggendo va per la foresta.
Alora Orlando de ferir se arresta.
E dice: - Cavallier, per cortesia
Indugia la battaglia nel presente,
E lasciami seguir la dama mia,
Ch'io ti serò tenuto al mio vivente;
E certo io stimo che sia gran folìa
Far cotal guerra insieme per nïente.
Colei ne è gita, che ci fa ferire:
Lascia, per Dio! ch'io la possa seguire. -
- Non, non, - rispose crollando la testa
Lo ardito Ferragù - non gli pensare.
Stu vôi che la battaglia tra nui resta,
Convienti quella dama abandonare.
Io te fo certo che in questa foresta
Un sol de noi la converrà cercare;
E s'io te vinco, serà mio mestiero:
Se tu me occidi, a te lascio il pensiero. -
- Poco vantaggio avrai de questa ciuffa, -
Rispose Orlando - per lo Dio beato! -
Ora se fece la crudel baruffa,
Come ne l'altro canto avrò contato:
Vedrete come l'un l'altro ribuffa.
Più che mai fosse, Orlando era turbato;
Di Feraguto non dico nïente,
Che mai non fu senza ira al suo vivente.
Canto quarto
L'altro cantar vi contò la travaglia
Che fu tra' duo baroni incominciata;
E forse un altro par di tanta vaglia
Non vede il sol che ha la terra cercata.
Orlando con alcun mai fe' battaglia
Che al terzo giorno gli avesse durata,
Se non sol duo, per quanto abbia saputo:
L'un fu don Chiaro, e l'altro Feraguto.
Or se tornano insieme ad afrontare,
Con vista orrenda e minacciante sguardo.
Ogniun di lor più se ha a meravigliare
De aver trovato un baron sì gagliardo.
Prima credea ciascun non aver pare;
Ma quando l'uno a l'altro fa riguardo,
Iudica ben e vede per certanza
Che non v'è gran vantaggio di possanza.
E cominciarno il dispietato gioco,
Ferendose tra lor con crudeltate.
Le spade ad ogni colpo gettan foco,
Rotti hanno i scudi e l'arme dispezzate;
E ciascadun di loro a poco a poco
Ambe le braccie se avean disarmate.
Non pôn tagliarle per la fatasone,
Ma di color l'han fatte di carbone.