Il suo consiglio fece radunare:
Fuvi Ranaldo ed ogni paladino;
E disse loro: - Io odo ragionare,
Che, quando egli arde il muro a noi vicino,
De nostra casa debbiam dubitare.
Dico che, se Marsilio è saracino,
Ciò non attendo; egli è nostro cognato,
Ed ha vicino a Francia gionto il stato.
Ed è nostro parere e nostra intenza
Che si li dona aiuto ad ogni modo,
Contra alla estrema ed orribil potenza
Del re Gradasso, il qual, sì come io odo,
Minaccia ancor di Francia a la eccellenza,
Né della Spagna sta contento al sodo.
Ben potemo saper che per nïente
Non fa per noi vicin tanto potente.
Vogliamo adunque per nostra salute
Mandar cinquanta millia cavallieri;
E cognoscendo l'inclita virtute
Del pro' Ranaldo, e come è buon guerrieri,
Nostro parer non vogliam che si mute,
Ché a megliorarlo non faria mestieri:
In questa impresa nostro capitano
Sia generale il sir di Montealbano.
Vogliam che abbia Bordella e Rosiglione,
Linguadoca e Guascogna a governare,
Mentre che durarà questa tenzone;
E quei segnor con lui debbiano andare. -
Così dicendo, gli porge il bastone.
Ranaldo si ebbe in terra a ingenocchiare,
Dicendo: - Forzaromme, alto segnore,
Di farme degno di cotanto onore. -
Egli avea pien di lacrime la faccia
Per allegrezza, e più non può parlare;
Lo imperator strettamente lo abbraccia,
E dice: - Figlio, io ti vo' racordare
Ch'io pono il regno mio nelle tue braccia,
Il quale è in tutto per pericolare.
Via se ne è gito, e non so dove, Orlando:
Il stato mio a te lo racomando. -
Questo li disse ne l'orecchia piano.
Ciascun se va con Ranaldo allegrare:
Ivone ed Angelin, che con lui vano,
E gli altri ancor, che seco hanno a passare.
Ranaldo a tutti con parlare umano
Proferir si sapeva e ringraziare.
Subitamente se pose in vïaggio,
E fu ordinato in Spagna il suo passaggio.
Ciascun bon cavallier, ch'è di guerra uso,
Segue Ranaldo e la Francia abandona.
Montano l'alpe, sempre andando in suso,
E già vedon fumar tutta Aragona.
Essi vargarno al passo del Pertuso,
In poco tempo gionsero a Sirona.
Il re Marsilio quivi era fermato;
Grandonio in Barcelona avea mandato,
Per riparare al tenebroso assedio,
Benché si creda non poter giovare,
Né lui sa imaginare alcun remedio,
Che non convenga il regno abandonare;
E per malanconia e molto atedio
Sol se ne sta, né si lascia parlare.
Ora ad un tempo li viene lo aiuto
Di Carlo Magno, e gionse Feraguto.
Era con lui già prima Serpentino,
Isoliere e Spinella e il re Morgante,
E Matalista, il franco Saracino,
Lo Argalifa di Spagna e lo Amirante.
Ogni altro baron grande e piccolino,
Che al re Marsilio obediva davante,
Coi fratel Balugante e Falsirone,
Tutti son morti, o son nella pregione.
Imperoché Gradasso smisurato,
Da poi che se partì de Sericana,
Tutto il mar de India avea conquistato,
E quella isola grande Taprobana,
La Persia con la Arabia lì da lato,
Terra de' negri, che è tanto lontana;
E mezo il mondo ha circuito in mare,
Pria che 'l stretto di Spagna abbia intrare.