Alla sinistra e alla destra si volta,
E questo abatte e quello urta per terra,
Facendo col destriero aprir la folta,
E l'uno al braccio e l'altro a l'elmo afferra.
Tutta sua compagnia stava ricolta,
E lui soletto fa cotanta guerra:
Per dimostrar la sua fortezza ed arte
Gli altri suoi tutti avea tratti da parte.
E prese il re de Arzila nel cimiero,
Al suo dispetto lo trasse d'arcione;
E non ritrova re né cavalliero
Qual seco durar possa al parangone.
Stava nel sasso a riguardar Rugiero
Questa sembraglia, a lato a quel vecchione;
A lato a quel vecchion che l'ha nutrito,
Stava mirando il giovanetto ardito.
Ma per l'altezza lontano era un poco
Ove quelle arme son meschiate al piano,
E per gran doglia non trovava loco,
Battendo e piedi e stringendo ogni mano;
Ed avea il viso rosso come un foco,
Pregando pure il negromante in vano
Che giù lo ponga, e ripregando spesso,
Sì che quel gioco più vegga di presso.
- Deh, - diceva Atalante - filiol mio,
Egli è un mal gioco quel che vôi vedere!
Stati pur queto e non aver disio
Tra quella gente armata de apparere;
Però che il tuo ascendente è troppo rio,
E, se de astrologia l'arte son vere,
Tutto il cel te minaccia, ed io l'assento,
Che in guerra serai morto a tradimento. -
Rispose il giovanetto: - Io credo bene
Che 'l celo abbia gran forza alle persone;
Ma se per ogni modo esser conviene,
Ad aiutarlo non trovo ragione.
E se al presente qua forza mi tiene,
Per altro tempo o per altra stagione
Io converrò fornire il mio ascendente,
Se tue parole e l'arte tua non mente.
Onde io ti prego che calar mi lassi,
Sì ch'io veda la zuffa più vicina,
O che io mi gettarò de questi sassi,
Trabuccandomi giù con gran roina;
Ché ognior ch'io vedo per que' lochi bassi
Sì ben ferir la gente peregrina,
Serebbe la mia gioia e il mio conforto
Star seco un'ora, ed esser dapoi morto. -
Veggendo il vecchio quella opinïone,
Che gire ad ogni modo è destinato,
Andò di quel giardino ad un cantone,
Ove un picciol uscietto ha disserrato;
E menando per mano il bel garzone
Per una tomba discese nel prato,
A piè del sasso, a lato alla fiumana,
Ove si stava il re de Tingitana.
Dico che il re Brunello alla riviera
Stava soletto ove il vecchio discese,
E come vidde il giovanetto in ciera,
Che sia Rugiero subito comprese.
Mirando il suo bel viso e la maniera,
La atta persona e l'abito cortese,
Cognobbe il re Brunel, che è tanto esperto,
Che era Rugiero il giovane di certo.
E, preso Frontalate, il suo destriero,
Accorda il speronar bene alla briglia;
Onde quel, ch'era sì destro e legiero,
Facea bei salti e grandi a meraviglia.
A ciò mirando il giovane Rugiero,
Tanto piacere e tanta voglia il piglia
De aver quel bel destrier incopertato,
Che del suo sangue avria fatto mercato.
E pregava Atalante, il suo maestro,
Che gli facesse aver quel bon ronzone;
Or, per non vi tener troppo a sinestro,
E racontarvi la conclusïone,
Benché Atalante avesse il core alpestro,
E dimostrasse con molta ragione
La sua misera sorte al giovanetto,
Perché e destrieri e l'arme abbia in dispetto,