Ma bisogna che tutti me aiutati,
E che il mio dir sia fatto a compimento.
Cento di voi, sì come seti armati,
Cominciareti insieme un torniamento,
E quanto più potete, vi provati
Mostrar alto valore ed ardimento,
Urtandovi l'un l'altro alla travaglia
Con trombe e corni, a guisa di battaglia. -
Dicea ciascun: - Questa è cosa legiera! -
Ma non sapean comprender la cagione,
Onde, partiti a canto alla rivera,
Ciascun sotto sua insegna e suo penone,
Prima Agramante fece la sua schiera,
Che ciascuno era re, duca, o barone:
Cinquanta campïoni usati a guerra
Sopra a destrier coperti insino a terra.
Ma il re del Garbo e di Bellamarina,
E il franco re de Arzila e quel de Orano,
E il giovanetto re de Constantina,
Il re di Bolga con quel di Fizano,
Urtarno e lor destrieri a gran ruina
Contra Agramante con le spade in mano.
Cinquanta eran costor, né più né meno,
Ciascun de ardire e di prodezza pieno.
E l'una e l'altra schiera a gran furore
Scontrarno insieme con molto fracasso,
Con cridi e trombe, e con tanto romore
Quanto caduto fosse il celo al basso.
La schiera de Agramante ebbe il peggiore,
Perché atterrati furno al primo passo
Da venti cavallier de la sua gente,
E de questi altri sette solamente.
E quasi fu pigliata la bandiera,
Ch'era portata avanti al re di poco,
E sì stretta era la sembraglia e fiera,
Che non mostrava, sì come era, un gioco.
Sobrin di Garbo, la persona altiera,
Che ha per insegna e per cimero un foco,
Benché canuto sia forte il vecchione,
In quel tornero assembra un fier leone.
Ma il re Agramante, che porta il quartero
Nel scudo e sopravesta azuro e d'oro,
Sopra di Sisifalto, il gran destriero,
Se muove furïoso e dà tra loro.
Mulabuferso, quel forte guerrero,
Che regge de Fizano il tenitoro,
Fu da Agramante de uno urto percosso,
E cadde a terra col destrier adosso.
Ed Agramante per questo non resta,
Ma per la schiera volta il gran ronzone,
E gionse Mirabaldo in su la testa,
E tramortito lo trasse de arcione.
Questo era re di Borga e di gran gesta:
La insegna di sua casa era un montone
Ritratto in campo bianco a bel lavoro;
Negro è il montone ed ha le corne d'oro.
Lui cadde a terra, e il re non si rafina
Ferendo intorno e di furore acceso;
Il re Gualcioto di Bellamarina
De un colpo abatte alla terra disteso.
Questo nel scudo avea la colombina,
Con un ramo de oliva in bocca preso;
Bianca è la colombina e il scudo nero,
Ed a tal guisa ancor fatto il cimero.
Facea Agramante prove a meraviglia,
E benché sia da molti accompagnato,
Alcun già di prodezza nol simiglia.
Il re di Tremison gli era da lato,
Che al scudo d'oro ha la rosa vermiglia:
Alzirdo il campïone è nominato;
E Folvo era con seco, il re di Fersa,
Che ha il scudo azuro e de oro una traversa;
Molti altri ancora che io non vo' contare,
Che aspetto a dirli poi più per bell'agio:
E nomi e l'arme lor vo' divisare,
Quando faranno in Francia il gran passagio.
Ma voglio nel presente seguitare
Del torniamento fatto al bel rivagio
Tra que' re saracini a gran furore,
Ove mostra Agramante il suo valore.